Milano butta via ogni giorno 180 quintali di pane

Soffocati da una montagna di pane.
Bocconcini, sfilatini, michette.
Poi arabi, tartarughe, francesini, baguette, ciabatte, filoncini, coppie, crostini e rosette.
Fino alla nausea, fino a non poterne più.
Al punto da gettare tutto nel sacco nero dopo aver soddisfatto l’ennesimo sfizio.
È questa la fine del pane a Milano.
I fornai della Madonnina stimano in 5.250 i quintali buttati al mese in città, poco meno di 180 al giorno.
Come dire: ogni milanese rovescia nella spazzatura quattro etti di pane al mese.
Ipotizzando livelli di spreco uguali nel resto del Paese, in Italia sarebbero 24.230 le tonnellate di pane che ogni trenta giorni finiscono nella spazzatura.
Alla faccia della crisi.
E del miliardo di persone che, secondo la Fao, soffrono la fame nel mondo.
«Bando ai falsi moralismi.
Il nostro sistema di produzione, distribuzione e consumo rende inevitabili gli sprechi di molti altri prodotti deperibili.
Pensiamo alle enormi quantità di pomodori o arance che vengono distrutte», fa riflettere Sandro Castaldo, ordinario di Marketing all’università Bocconi di Milano.
Ma torniamo nelle panetterie milanesi.
«Il problema del pane buttato si aggrava di giorno in giorno perché i consumatori sono sempre più esigenti.
MILLE VARIETÀ- Quando ho cominciato a fare questo mestiere, trent’anni fa, lavoravamo quattro tipi di paste.
Adesso le varietà si sono moltiplicate all’infinito.
E se non hai sempre l’assortimento completo e caldo, perdi clienti», racconta Stefano Fugazza, a capo dei panificatori dell’Unione artigiani di Milano, aderente alla Claai.
«Con questo modo di lavorare l’invenduto aumenta a dismisura», tira le somme Fugazza.
«In media resta sugli scaffali il dieci per cento del pane prodotto.
Difficile scendere sotto questa percentuale », fa il punto Gaetano Pergamo, direttore del settore alimentare di Confesercenti.
La Claai stima tra i tre e sette chili il pane invenduto ogni giorno in ciascuna delle 500 panetterie milanesi.
Il che vuol dire che si arriva anche a 750 quintali di pane buttato al mese in città.
Buttato? Ma non si potrebbe distribuire a famiglie in difficoltà, associazioni di volontariato? «Macché — risponde Fugazza —.
Il nostro pane a fine serata non interessa più nessuno.
Lo abbiamo proposto persino ai canili, ma andrebbe integrato con altri alimenti, e così la preparazione del cibo costerebbe troppo in termini di manodopera».
Il pane avanzato non può nemmeno essere rivenduto grattugiato il giorno dopo perché ci sono regole rigide da rispettare: controllo del grado [...]

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