Milano e Bergamo: due realtà tanto vicine quanto lontane

Sono ormai tre anni che ho abbandonato la grande Milano.
Per amore e per necessità.
A dire il vero ho preso questa decisione anche perché, dopo 20 anni, avevo bisogno di un po' più di tranquillità e di relax.
Già da tempo frequentavo Bergamo durante i week end e mi sembrava che questa città fosse il giusto compromesso per poter iniziare una nuova vita lontana dal caos di una Milano sempre ingorgata dal traffico, puzzolente e ormai pericolosa.
Mi sono trasferito pieno di buoni propositi.
In realtà la situazione che ho poi constatato è stata un po' deludente.
Sotto vari aspetti.
Il primo enorme problema che ho dovuto affrontare è stato il contatto con la gente.
Parliamo dei bergamaschi doc.
Non degli oriundi che, da altri luoghi, si sono insediati qui come me.
Sono tutte persone molto affabili ma che costantemente, riescono a mantenere quel distacco  interpersonale tanto da farti sentire diverso.
Un forestiero.
Che strano! Eppure anche Bergamo come Milano è una città universitaria che accoglie quotidianamente ragazzi dalle zone limitrofe.
Lettere, Psicologia, Ingegneria, Lingue sono alcune delle Facoltà presenti all'interno della città.
Notoriamente le città universitarie, proprio da un punto di vista politico e gestionale, sono sempre state delle piccole fucine creative e di innovazione per permettere alla massa studentesca di vivere la quotidianità non esclusivamente da un punto di vista accademico.
Ecco, Bergamo ha un'impostazione del tutto unica.
La gestione urbanistica riesce costantemente a stravolgere le regole delle altre città.
Non esistono locali, non esistono discoteche,  non esistono eventi ludici.
E sicuramente, quel poco che viene proposto, avviene entro le 20, ora in cui scatta ancora oggi uno strano coprifuoco.
Esistono invece parecchie iniziative parrocchiali che provengono da una cultura prettamente incentrata sui voleri e sui dictat papalini.
Chiedendo qua e là motivazioni per capire un tale comportamento, in molti mi hanno raccontato una vecchia leggenda metropolitana che vedeva il vescovo della città, durante il periodo bellico della seconda guerra mondiale, effettuare un voto di vita morigerata per avere in cambio la salvezza della città  dai bombardamenti nemici.
Ovviamente tale voto non coinvolgeva esclusivamente il vescovo "votante" ma tutta la cittadinanza al completo.
Il tempo del voto era di 50 anni.
Bene! Forse l'abitudine da queste parti diventa norma.
I 50 anni sono passati ma né l'Amministrazione né la popolazione hanno pensato di elaborare proposte o richieste per [...]

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