Minacce del Presidente leghista del Piemonte contro la libertà di parola e di stampa. Come nel fascismo?

IN SANITA’ COTA VUOLE SILENZIARE GIORNALI, OPERATORI SANITARI E OPPPOSIZIONE   Quando non si ha la cultura del governo, ma quella dell’occupazione del potere (ci auguriamo non manu militari come dalle dichiarazioni di Bossi sugli armamenti lombardi), si pretende che il giornalismo diventi propaganda, che la democrazia in maggioranza e in minoranza non intralci, che i sindacati ossequino e che gli operatori sanitari plaudano.
  L’incredibile annuncio secondo il quale il presidente vorrebbe perseguire “notizie inesatte e pratiche diffamatorie in tema di sanità” può avere diverse interpretazioni: l’aspettativa (avendo già occupato con le sue rubriche le pagine dei giornali) che i giornalisti comunichino esclusivamente i fasti del regime, ovvero i comunicati della Giunta, dismettendo il lavoro di inchiesta e quello di rappresentazione delle segnalazioni dei cittadini.
La Padania non è ancora l’unico organo di informazione di Stato e certo per Cota è faticoso.
  E’ inoltre intollerabile per il presidente che gli operatori della sanità e chi li rappresenta in associazione o in sindacato osino manifestare preoccupazioni in ordine alle conseguenze delle scelte politiche  e di programmazione o, peggio ancora, rendere pubbliche le situazioni per come si manifestano.
Gli operatori della sanità, oltre a conoscere i loro doveri e i loro obblighi rispetto al sistema da cui dipendono, hanno anche rispetto di se stessi e con ciò la responsabilità morale di non tacere di fronte a situazioni che devono essere corrette.
  E’ sicuramente vero, e vale per qualunque maggioranza, che la politica debba garantire sicurezza, particolarmente in temi sensibili come quelli sanitari.
Di certo in questa direzione non hanno brillato quando erano all’opposizione i consiglieri della Lega o quelli che costruivano le proprie fortune elettorali con opuscoli dal titolo “La sanità allo sfascio”.
Ancor meno emanano sicurezza le dichiarazioni del Presidente Cota quando descrive una realtà, a cui vorrebbe applicare la sua rivoluzione, di ospedali cattedrali nel deserto, ridondanza di interessi carrieristici tra i medici per i primariati, sprechi generalizzati …  Spiacente, ma la verità è rivoluzionaria e con la verità anche Cota deve fare i conti: non è ancora un imperatore e, anche fosse, c’è sempre qualcuno che ha il coraggio di dire “il re è nudo”.
  Eleonora Artesio Consigliera Regione Piemonte Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra 11/03/2011

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