Mons. Oscar Romero "Risorgerò nel mio popolo"

Aveva deciso di non tacere monsignor Oscar Arnulfo Romero, voce coraggiosa del popolo salvadoregno; aveva scelto la strada della denuncia aperta contro violenze e ingiustizie in difesa dei diritti umani, in un momento in cui la stragrande maggioranza della popolazione versava in condizioni economiche estremamente difficili e le progressive ribellioni, i colpi di stato militari e delle forze dell’estrema destra conducevano irrimediabilmente alla guerra civile.
El Salvador era allora tiranneggiato da poche decine di famiglie ricche che sfruttavano terre e contadini senza il benché minimo riguardo per le effettive esigenze del paese e della popolazione.
La situazione politica interna era incandescente: gli interessi dei due fronti antagonisti, l’oligarchia al potere e le rappresentanze popolari si mescolavano in una miscela esplosiva con quelli delle grandi potenze mondiali.
In tale contesto Romero, uomo timido e introverso, viene spinto dalle circostanze a divenire strenuo difensore del popolo.
Ordinato sacerdote nel 1942, negli anni della sua prima formazione è un moderato, un uomo prudente, considerato dal clero del suo tempo conservatore e tradizionalista.
Guarda con apprensione anche all’assemblea di Medellìn, nella quale la Chiesa latinoamericana aveva fatto la coraggiosa opzione per i poveri.
La sua laboriosità e l’obbedienza gerarchica gli valgono la nomina a vescovo nella diocesi di Santiago de Maria.
All’epoca però porta avanti il suo mandato senza riuscire ad avere un particolare ascendente sulla comunità dei fedeli.
Nel 1977 viene nominato Arcivescovo di San Salvador, capitale del paese, e la scelta della sua persona per un posto così di rilievo è addirittura salutata dal potere politico come una vera e propria vittoria.
È a questo punto che la vita del Vescovo subisce una svolta radicale.
Poco dopo l’inizio del nuovo incarico, il suo fraterno amico padre Rutilio Grande, che aveva abbracciato la causa dei contadini, viene ucciso.
Nella omelia funebre riconosce che egli è morto solo per aver voluto strenuamente difendere e proclamare la dottrina sociale della Chiesa.
Tema caldo dell’epoca era infatti proprio il rapporto fede-politica, emerso dopo il Concilio Vaticano II, e la presa di posizione di gran parte del clero sudamericano in favore della teologia della liberazione e della dottrina sociale della Chiesa.
Sono in molti a ritenere che dopo tale tragico evento il nuovo vescovo subisca una vera e propria conversione arrivando a considerare l’assassinio un atto contro la Chiesa e [...]

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