Morire per una sigaretta negata a Verona

Erano facce e nomi conosciuti, ben noti a polizia e magistratura almeno tre dei cinque balordi che la notte del primo maggio hanno massacrato, con la scusa di una sigaretta negata, Nicola Tommasoli.
È stata proprio l'assurdità di quella violenza senza motivo ha spingere chi già aveva avuto a che fare con loro a riaprire un fascicolo vecchio di mesi e a dare così un nome a tre degli aggressori: due di loro nel frattempo sono scappati, sembra all'estero, il terzo, un ventenne di buona famiglia, probabilmente sentito che il cerchio si stava stringendo, si è presentato in questura questa mattina, accompagnato dall'avvocato, ed ha confessato.
Intanto, sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli.
Il giovane lotta contro al morte nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento: momenti di angoscia per i genitori che sono al suo capezzale chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio.
"Sono realista non voglio illudermi - dice il papà Luca." Basta avere e manifestare stili di vita diversi per "dovere" subire un pestaggio.
Non è necessario avere la pelle di colore diverso, non essere italiano, avere posizioni politiche diverse: anche semplicemente parlare e/o vestire in modo diverso dal proprio - piccolo - gruppo.
Nei giorni passati i giornali e i mezzi di comunicazione radio-televisiva hanno enfatizzato la questione sicurezza, guarda caso scomparsa dalle prime pagine non appena è cambiato governo nazionale e locale.
Nutrire, enfatizzare, accarezzare la paura quale sentimento portante e significativo del vivere quotidiano non ha reso i cittadini americani ed europei immuni dal terrorismo fondamentalista: c'è sempre bisogno di politica e di visione strategica per risolvere i problemi, grandi e piccoli.
Certo, ora dovremo vedere come si mettono d'accordo la ronda padana, la camorra napoletana, la mafia siciliana e la ndragheta calabrese e la violenza  e l'illegalità pervasiva in Italia.

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