Moulin Rouge

Parigi.
1899.
Satine è la star del Mouilin Rouge, la cortigiana più desiderata ma anche pronta a vendere i propri favori al miglior offerente.
Finché un giorno arriva da fuori il giovane e timido scrittore Christian che si innamora, corriposto, di lei.
Ma, c'è un "ma".
Interessato a Satine e' anche un ricchissimo conte che è pronto, pur di averla in esclusiva, a farla diventare un'attrice e ad assumersi il carico delle spese per un rinnovo totale del locale.
In agguato, poi, c'è il "mal sottile": la tubercolosi.
Luhrmann (ricordate Ballroom e Romeo + Juliet?) continua nel proprio percorso di originale contaminazione di generi.
Questa volta fagocita un plot "tipo Traviata" e lo immerge in una scenografia iperartefatta e kitch.
Ma fa di più: gioca con l'abilità (e le voci) della Kidman e di McGregor per mescolare stili e generi musicali.
Accade così che Satine entri in scena dall'alto cantando Diamonds are a girl's best friends (Marylin) per interpolarlo con Material Girl (Madonna).
Che Ewan intoni piu' volte My Song di Elton   L'omaggio al vecchio e glorioso musical è dichiarato nel classico gioco di specchi tra il palcoscenico e la vita.
Dove emozioni e sentimenti inventano numeri musicali e, viceversa, la scena ispira i comportamenti reali; e dove, soprattutto, 'lo spettacolo deve andare avanti'.
Però l'intera messa in scena rimanda per direttissima alla cultura pop (...) Fra strizzatine d'occhio, allusioni o citazioni, insomma, hai il sospetto che Luhrmann abbia talento soprattutto per l'assemblaggio: incanta gli occhi ma perde, lui, di vista la sostanza del musical.
Che è genere antinaturalistico per eccellenza: quello dove, all'improvviso, la gente smette di parlare e comincia a cantare e ballare sui tetti".
"Musical post-postmoderno dell'australiano Baz Luhrmann.
Mezz'ora è sublime (prologo ed epilogo), il resto no.
Ma un arazzo così delirante di echi sonori e visivi non si era mai visto".

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