Musica e blog #4: gli italiani lo fanno meglio, o l’elogio della lentezza

Nel discorso sui blog musicali parliamo stavolta non di un artista in particolare ma di un’etichetta discografica che sta attraversando un momento di popolarità anche grazie ai blogger, responsabili di aver contribuito all’hype creato intorno ad essa.
Nonostante il nome – Italians do it better – la label non ha nulla di italiano.
Forse il riferimento è alla disco music, nella quale gli italiani hanno avuto un ruolo di spicco unanimemente riconosciuto, o forse si tratta di uno scherzoso richiamo alla scritta che Madonna indossava sulla maglietta nel video di “Papa don’t preach”.
Più probabilmente il proprietario Mike Simonetti – che è anche un dj – ha voluto rendere omaggio alle proprie origini.
Certa è la provenienza geografica, il New Jersey, e il fatto che la disco music sia la fonte d’ispirazione principale e la cifra distintiva dell’etichetta.
Non solo e non tanto l’italo disco quanto il glorioso sound dello Studio 54 e della disco più contaminata virati in chiave pop.
Prendete le produzioni ultra-chic in stile Metro Area (aka Morgan Geist e Darshan Jesrani), aggiungeteci la voce di una dancing queen narcolettica, rallentate i bpm, condensate il tutto in una canzone di tre minuti e otterrete la formula magica che ha fatto schizzare Italians do it better sull’Olimpo dei music blog.
Detto in altre parole, immaginate di andare a un party di David Mancuso la cui location non è un loft di Manhattan ma un cratere sulla Luna.
Un enorme disco ball riflette i suoi piccoli spermatozoi di luce sulle pareti rocciose del cratere, mentre gli ospiti ballano e si muovono in eterno slow motion.
È l’after hour orbitale.
Nella scuderia della Italians sono entrati finora pochi discopuledri, tra cui gli schizoidi Glass Candy, i romantici Chromatics, l’ipnotica Farah, lo psichedelico Professor Genius e gli unici veri italiani, i Mirage, storici pionieri dell’italo disco.
Il comun denominatore tra questi artisti è l’approccio ironico, stralunato e retrofuturista alla musica dance, e soprattutto un amore per la lentezza tale da far diventare la disco quasi non ballabile.
Un paradosso squisito che non ha nulla a che fare, tuttavia, con le astrattezze cerebrali della cosiddetta IDM (Intelligent Dance Music) che andava di moda qualche anno fa.
Nel regno dei music blog, dove a farla da padrone è un suono indie-electro-disco energico e pieno, sembra strano che la lentezza e il languore siano tanto apprezzati.
Evidentemente questi blogger non sono poi così monodirezionali.
E manco a dirlo, Italians do it [...]

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