NON BOLLATE BOLLANI

Stefano Bollani è una figura centrale del jazz italiano che merita di essere studiata più attentamente del solito, visto le diverse sfaccettature che presenta.
In effetti, uno si può trovare un po' spiazzato dalle diverse manifestazioni del suo estro, che spaziano ben oltre i normali confini del jazz, ma che non si limitano alla sola musica.
Forse per leggere meglio il personaggio bisognerebbe partire dalla sua trasmissione televisiva "Sostiene Bollani" e capire che il ruolo di intrattenitore è qualcosa di più di una semplice trovata per alleggerire una trasmissione di musica.
Cosi' inizia un articolo di Alberto Arienti Orsenigo su Tracce di Jazz che cerca di raccontare il musicista Bollani a prescindere (o a integrazione) del personaggio.
Notevole nella sua essenzialità e nella perspicacia il commento all'articolo di Gianni Gualberto che mi vede pienamente concorde:   Può darsi, per quanto certo eclettismo sveli, oltre il velo di Maia di una tecnica indiscutibile e di una intelligenza molto viva, una grande superficialità di fondo (checché ne dica Eicher, soi-disant intellettuale piuttosto sopravvalutato e ingordo di kitsch): fra i giocolieri e i funamboli vi sono spesso coloro che sono in grado di stupire, e il grande artigianato spesso arriva a lambire l'arte, senza mai approdarvi del tutto.
E questo mi pare il caso di Bollani, nuova icona culturale che dovrebbe alleviare le frustrazioni delle estreme propaggini dell'impero.
La sua intelligenza è indiscutibile, la sua tecnica pure, i risultati sono culturalmente un divertente bric-à-brac generazionale fatto di scarti ed eclettiche memorie onnivore se non bulimiche, realizzato in modo superbo (tenendo conto che viviamo in un'epoca in cui la confezione è più determinante del contenuto) ma di completa innocuità.
Peccato, perché se Bollani non fosse subito diventato preda di un successo vagamente isterico (tipica manifestazione di una cultura che non è usa a frequentare il successo), dando perciò sfogo più che a un necessario processo di maturazione ad una pirotecnica quanto goliardica esibizione dei propri mezzi (le sue interpretazioni di Gershwin, Poulenc e, peggio, Ravel sono più che trascurabili, fragili, di scarso peso interpretativo e del tutto insignificanti, per non dire inutili: quelle di Gershwin e Ravel sono tipiche produzioni discografiche realizzate per cavalcare l'onda di un successo popolare), sarebbe potuto diventare un Robert Rauschenberg della musica.
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