NOVE PER NOVE NOVANTANOVE

Immaginate un’Accademia di Matematica di rinomanza nazionale, tale che essere membri di essa sia un grande onore, e immaginate pure che, fra le condizioni per esservi ammessi, vi sia un esame in cui il candidato deve dimostrare di essere in grado di rispondere prontamente a qualunque incrocio della Tavola Pitagorica.
Sarebbe surreale, naturalmente.
Ma cesserebbe di esserlo se si dimostrasse che, a volte, i massimi competenti sono incapaci di tenere conto del fatto che otto per sette fa cinquantasei e non cinquantotto.
E così , a cascata, poi sbagliano problemi matematici ben più complessi e importanti.
La complessità non esime dal dovere di tenere conto delle evidenze elementari.
Infatti, in caso di contrasto, cadono le teorie, non le evidenze elementari.
Gli esempi a sostegno di questa piana osservazione sono moltissimi.
Prendiamo l’economia marxista.
Ammettiamo per ipotesi che, leggendo il Kapital e gli altri scritti di Marx, si sia pieni di ammirazione per questo pensatore.
Ciò non ...

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