Nabeul/Neapolis

Nell'agosto del 413 a.C.
una flotta spartana si presentò davanti alla costa dell'attuale Nabeul, presso Hammamet, in Tunisia.
I 600 opliti trasportati dalle navi erano guidati da Eccrito e dovevano raggiungere la Sicilia, dove Siracusa era assediata dagli Ateniesi.
Il meltemi, però, il vento del nord, li aveva sospinti fuori rotta fino in Africa, dove erano approdati ad Apollonia, porto di Cirene.
I Cirenei mettono subito a disposizione degli Spartani due triremi con propri capitani, che li scortarono fino in Sicilia.
Queste triremi costeggiarono la Libia e la Tunisia fino a Neapolis che Tucidite appella "emporio dei Cartaginesi".
Questo punto era quello che distava meno dalle coste siciliane.
Archeologi e storici si sono sempre interrogati sull'esatta ubicazione del porto di Neapolis.
Nel V secolo a.C.
la cittadina era amministrata dai Cartaginesi.
Diodoro Siculo afferma che essa venne espugnata da Agatocle, tiranno di Siracusa, nel IV secolo a.C..
Gli abitanti di Neapolis furono, comunque, trattati con molta clemenza.
Si ignorano, però, le sorti dell'emporio al momento della riconquista africana di Attilio Regolo, durante la seconda guerra punica.
Nel 148 a.C., durante la terza guerra punica, Neapolis venne conquistata una seconda volta dal console Lucio Calpurnio Pisone.
Nel 47 a.C., quando Cesare e Pompeo si affrontavano in una guerra fratricida, Neapolis è ricordata con Clupea, vicino Capo Bon, lungo la rotta di Cesare.
Quando Cesare vinse a Thapsos, Neapolis divenne una "città libera" e, in seguito, acquisì la denominazione di Colonia Iulia Neapolis.
Il cristianesimo vi si diffuse fin dal 258 d.C., quando è attestata la presenza di un vescovo.
La città cominciò a perdere importanza a partire dal VII secolo d.C..
In epoca preislamica le strutture edilizie vennero spogliate per edificare Nabeul.
Nel XII secolo il geografo arabo al-Idrissi la descrisse come un campo di rovine.
La prima campagna di scavo per scoprire Neapolis si aprì nel 1965-1966, ad opera dell'Istituto Nazionale di Archeologia ed Arte di Tunisi.
Si scavò un edificio destinato alla produzione del garum, salsa di pesce molto apprezzata dai Romani.
Poi fu la volta di un'abitazione tardo antica, chiamata domus Nympharum, che restituì una bella pavimentazione a mosaico che raffigura motivi geometrici, scene mitologiche (Pegaso alla fonte, le nozze di Bellerofonte, Poseidone e Amimone) e, nella vasca del peristilio, il volto di Oceano.
Nel 1995 sono riprese le ricerche, portate avanti dall'Istituto Nazionale del Patrimonio tunisino ed il francese [...]

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