Napoli, confessione choc di un rapinatore: «Un gelato dopo l'omicidio»

sezione: NAPOLI 20-06-2010 Napoli, confessione choc di un rapinatore: «Un gelato dopo l'omicidio» di Leandro Del Gaudio NAPOLI (20 giugno) - Il segreto è tutto lì, nelle ore successive al colpo.
È solo allora che si capisce la differenza tra un professionista e un balordo, una testa calda.
Anche se le cose vanno male, se magari per sbaglio ammazzi una persona, devi rimanere freddo.
E fare quello che farebbe un professionista delle rapine a mano armata: «Devi tornare sul luogo dell’omicidio, stare lì a cazzeggiare un poco, magari con la fidanzata, meglio se con un gelato da leccare a poco a poco».
Devi tornare sul posto, sangue freddo, lì a due passi dal cadavere, tra poliziotti, giornalisti, parenti della vittima: «L’importante è farsi vedere».
A raccontare come si diventa rapinatori di pistole d’ordinanza strappate dalle fondine dei vigilantes, è uno che il mestiere l’ha fatto per davvero.
Si chiama Vincenzo De Feo, oggi pentito, di recente ammesso al programma di protezione con tutti i benefici del caso, anche se sulla sua carriera di collaboratore in erba non mancano clamorose stroncature in fase di giudizio.
Ha soli vent’anni ed è stato condannato a vent’anni come concorrente dell’omicidio del vigilantes Gaetano Montanino (piazza Mercato, tre agosto 2009).
Il suo racconto, però, risale al delitto di un’altra guardia giurata, Umberto Concilio (via Tribunali, 18 gennaio 2009), vicenda processuale che si è chiusa pochi giorni fa in primo grado dinanzi al Tribunale dei minorenni: assolto Manuel Brunetti, diciottenne da qualche mese, scagionato da un video che smentisce buona parte della ricostruzione dell’accusa.
Eppure, tra decine di omissis, nomi e soprannomi, lo stile di vita del gruppo del Vasto è tutto nero su bianco.
È agli atti.
Ci sono strategie, affari, modi di colpire.
Ma anche, atteggiamenti plateali, tic di gruppo, violenza inutile e improvvisa.
Omicidio di Umberto Concilio, partiamo dalla fine: mercoledì scorso l’assoluzione di Manuel Brunetti, inchiesta al palo.
Indagini da rifare, probabilmente vanificate da un video che inquadra un killer sparare all’impiedi, esattamente al contrario della ricostruzione fatta dagli investigatori.
Difeso dal penalista Giuseppe Ricciulli, Manuel Brunetti sfugge così a una condanna a trent’anni di reclusione (chiesta dal pm Raffaella Tedesco), ma non lascia il carcere.
Già, perché il ragazzo è alle prese con un processo per sequestro di persona, evasione e rapina, dopo essere scappato la scorsa estate dal carcere di Airola.
Eppure [...]

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