Napoli,i minori e la camorra

Nel secondo millennio ci si interroga ancora sul futuro dei minori e in modo particolare a Napoli dove non è facile vivere e far vivere i ragazzi.
La situazione degenera giorno dopo giorno, si vive in un clima di tensione,ma la cosa peggiore è che i ragazzi non possono vivere e crescere come i loro coetanei di qualsiasi altro lungo; ragazzi che come in ogni altra parte del mondo rappresentano il futuro.
Napoli non è solo il Vesuvio,la pizza, il sole e l’allegria, allegria a prescindere,che è parte integrante di questo popolo.
Napoli è anche camorra, è tanta camorra che divora e fagocita questa città; Napoli è come dice una famosa canzone “una carta sporca e nisciuno se ne importa”.
La camorra è un male quasi incurabile, che attanaglia la bella città di Napoli come una metastasi che fa impazzire tutte le cellule che colpisce.
Questo male endemico và estirpato alla radice, ma soprattutto vanno salvati i giovani, in particolare i minori, che o per scelta o per costrizione si trovano a conviverci.
Ogni bambino da grande vorrebbe diventare come il proprio padre, vorrebbe seguire colui che ha come esempio, poiché per istinto ogni cucciolo imita il proprio genitore che ha come immagine da seguire, senza poter distinguere tra giusto o sbagliato.
Il minore si identifica con il proprio genitore dopo il cosiddetto periodo critico (Freud 1856-1939) al termine del quale il bambino arriva a comprendere che il suo rivale è tanto superiore da essere inavvicinabile; il conflitto che ha instaurato viene allora superato con l’imitazione del genitore di sesso opposto, forse anche per evitare la sua punizione.
Questo passaggio vede anche la formazione del super ego del bambino mediante l’interiorizzazione della figura del genitore e delle sue regole.
Si tratta di una fase di primaria importanza dal momento che in essa si acquisiscono le nozioni di bene-male, giusto-ingiusto.
Il processo di identificazione è allora di tipo difensivo: il bambino, temendo la punizione da parte del genitore rivale, ne accetta la superiorità e si identifica con lui.
“Il figlio nasce in una rete psicologica di significati che lo rendono già esistente nel pensiero della madre, del padre e degli altri familiari” .
Ed è proprio in questa rete psicologia che possiamo inserire questi ragazzi, vittime e carnefici del loro destino.
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