Napoli, incendiato il bar dei poliziotti-Il titolare denunciò il racket 4 anni fa

NAPOLI (3 gennaio) - L’insegna con la scritta «Bar Seccia» è l’unica ad aver resistito ed è ancora leggibile.
Per il resto, lo storico locale di via Monteoliveto - punto d’incontro molto frequentato, a poca distanza dalla questura - è completamente danneggiato dall’incendio divampato poco prima delle otto della scorsa sera, quando le strade della città si erano già svuotate per la pausa cenone della vigilia di Capodanno.
Il bancone, i macchinari, il frigorifero, gli espositori di dolci, la cassa: tutto annerito e distrutto.
Il titolare del bar, interrogato dagli inquirenti, ha dichiarato di non aver ricevuto minacce né di essere stato vittima di estorsioni, non negli ultimi tempi almeno.
In passato, invece, fu tra gli imprenditori che denunciarono le pressioni e le richieste di tangenti da parte del clan Prinno, un gruppo camorristico storicamente inserito nel panorama malavitoso napoletano, con base a Rua Catalana, buoni rapporti con clan dei Quartieri Spagnoli e della Sanità e una propensione a gestire il racket nel centro storico della città.
Circa quattro anni fa, un’inchiesta della magistratura alzò il velo sul pizzo imposto ad alcuni commercianti e imprenditori della zona si scoprì che gli estorsori del clan avevano preso di mira anche il bar Seccia.
Ci furono degli arresti, le testimonianze delle vittime valsero a sostenere la tesi dell’accusa e il processo si concluse con sentenze di condanna.
Poi tempo è trascorso.
L’ incendio della scorsa sera ha fatto affiorare alla memoria questo precedente.
Ora si indaga per verificare se ci sia un nesso oppure no.
Di certo, tutti gli indizi raccolti fino a questo momento lasciano ipotizzare che all’origine del rogo vi sia un gesto doloso.
Potrebbe essersi trattato probabilmente di un avvertimento dei «signori del racket», forse quelli che già in passato provarono a chiedere il pizzo all’imprenditore oppure altri, nuovi esponenti di clan pure interessati a gestire le estorsioni in quella zona.
Le indagini sono affidate agli agenti della squadra mobile, guidata dal primo dirigente Vittorio Pisani e dal vicecapo Andrea Curtale.
Vigili del fuoco e polizia scientifica hanno eseguito dei sopralluoghi per ricostruire la dinamica dell’incendio e risalirne alle cause.
Gli esperti della Scientifica, coordinati dal vicequestore Fabiola Mancone, hanno repertato alcuni tamponi da esaminare in laboratorio.
L’obiettivo, in questa fase delle indagini, è verificare se sia stato utilizzato liquido infiammabile.
Sembra da escludere l’ipotesi di un [...]

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