Napoli terra di fuorilegge: un milione e 200 mila cittadini sospettati di almeno un reato

Tra city e hinterland i denunciati non si contano più.
Sono 78 le cosche attive con i loro tremila affiliati e le cellule satelliti NAPOLI — C'è una spiegazione «agghiacciante» al fatto che Napoli sia assediata da 78 clan che possono contare su qualcosa come «tremila affiliati, cui vanno aggiunte le cellule criminali che lavorano per conto delle cosche».
E, dice la Commissione parlamentare antimafia nella relazione presentata ieri, mercoledì 27, quella spiegazione va ricercata nei napoletani stessi.
Ché quei 78 clan e i loro tremila affiliati sono operativi «in un contesto sociale che presenta la media del trenta per cento della popolazione con precedenti di polizia».
Il popolo dei sospettati - Il dato è impressionante.
E agli uomini dell'Antimafia l'ha fornito direttamente l'ex questore di Napoli Oscar Fioriolli nel corso di un'audizione.
«È calcolato sulla popolazione residente a Napoli e provincia, costituita da circa quattro milioni di persone».
Questo vuol dire che ci sono almeno un milione e duecentomila cittadini sospettati (a torto o ragione) di aver commesso un illecito penale, da quelli meno gravi (che restano pur sempre reati) a quelli più seri.
Un milione e duecentomila cittadini denunciati dalle forze dell'ordine o arrestati.
Un milione e duecentomila cittadini finiti al centro di accertamenti giudiziari che ne hanno poi escluso o accertato le responsabilità.
La stima (calcolata per difetto, perché alla «popolazione residente» andrebbero sottratti tutti i ragazzi con meno di 14 anni) spinge il presidente dell'Antimafia Francesco Forgione a parlare di una «illegalità fatta sistema » tra Napoli e provincia.
«C'è una spiralizzazione delle dinamiche delinquenziali: i comportamenti violenti e aggressivi si intrecciano con le piccole illegalità, con la diffusa disattenzione alle minime forme di senso civico, costringendo le forze dell'ordine a investire risorse in compiti diversi da quelli che sono loro affidati».
Insomma, «giustificare le logiche dell'illegalità con l'emergenza camorristica è uno stereotipo».
E lo stesso capo del pool antimafia Franco Roberti «ha sostenuto che la camorra non rappresenta un'emergenza, ma è piuttosto parte integrante della storia di Napoli», cosa che «rende incerti i confini tra criminalità comune e mafiosa».
Quasi a dire che, paradossalmente, più dei tremila camorristi fa paura quel milione e passa di cittadini denunciati.
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