Nessuna battaglia ideologica vale la morte di cento persone affogate o morte di freddo in mare

Zero sbarchi, 200 vittime: nel Mediterraneo si muore come prima. La strategia di Salvini è non farcelo sapere.
La Libia continua a essere un inferno, i gommoni continuano a partire, le persone continuano a morire: la differenza è che oggi, senza le Ong, se ne sa poco o nulla. E intanto il governo ha tagliato i fondi per la cooperazione internazionale: alla faccia dell’aiutarli a casa loro.

I migranti non arrivano, ma continuano a vivere nell’inferno libico, continuano a partire e continuano a morire, come prima, più di prima. Questo è quel che Salvini e i chi ne sostiene l’azione dovrebbero aver ben chiaro in testa, perlomeno. Perché di fronte a 170 morti nel giro di due giorni, 117 nella notte tra il 18 e il 19 gennaio a largo di Tripoli, altri 53 tra Spagna e Marocco nella notte precedente, impongono ben più di una riflessione alle nostre coscienze.
Primo: la dottrina Salvini produce meno arrivi - siamo ancora a zero, in Italia - ma lo stesso numero di morti in mare. Stando ai ca...

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