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Da quando la vita ha smesso di lusingarmi, trovo riparo in spazi angusti, a baluardo di una sensibilità che langue nel disappunto.
L'estraneità al mondo non è conseguenza di questa o quella idiosincrasia, ma il risultato di una contabilità affollata di alterazioni opache e avvilenti.
E così, al netto di proposizioni secondarie, fortunosamente rette dalla principale, mi danno conforto il dialogo con l'amico e i lampi di trascendenza dalla finestra esposta a ovest, incendiata dai rossi del tramonto.

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