Non disperare, troverai la tua strada

Amava il suo lavoro.
L’aveva scelto fin da piccolissima, quando, tra le risatine compiacenti del papà e della mamma, lo aveva urlato, con quella vocettina un po’ stridula, e con la felicità propria della fresca innocenza, ai quattro venti.
Lo aveva ripetuto con ostinazione ai compagni di scuola, ai professori, ed a tutti quelli che le avrebbero poi domandato con velato disinteresse, “ … dimmi bambina, cosa farai da grande?”.Amava quel timido ragazzo che in un giorno d’estate le aveva chiesto, con imbarazzo disarmante, la mano e che da allora accompagnava ogni suo momento con il sorriso.
Qualche impegno un po’ faticoso, forse, qualche incertezza per il lavoro di lui, che tuttavia si era oramai risolto, ma comunque tutto bene, la vita procedeva tra le soddisfazioni e l’amore.
Eppure, da qualche tempo era comparso un senso di pesantezza alla testa, di stanchezza sfumata e subdola che non permetteva al suo pur giovane spirito di vivere in spensieratezza ed allegria.
Si ritrovava spesso ad esser triste senza apparente ragione, a piangere senza manifesto motivo.
Un macigno le pesava sulla testa e sull'anima.La primavera aveva perso gli allegri colori di un tempo, il sorriso degli altri si era trasformato in un ghigno indecifrabile.
I medici, a cui fiduciosa si era rivolta, avevano ricercato fra tutte le patologie possibili, ma nulla si era rive- lato.
Un dolore sconosciuto cominciava, viscidamente, a penetrare nella mente e nell'anima rendendola vulnerabile.
La “sicurezza”, che pur nell'inesperienza della giovane età, aveva governato la sua vita, aveva lasciato il posto all’”indeterminazione”, quel quid impreciso e indefinito che conduce la vita degli uomini al di là della propria osti- nata volontà di giudicare l’evolversi degli eventi come in un lungometraggio da condurre sotto controllo diretto ed esclusivo, in cui l’individuo assume il ruolo di attore, regista ed operatore di macchina.
L’indeterminatezza l’aveva colpita all'improvviso e, come un fulmine che squarcia con la violenza della propria potenza “proprio quell'albero in mezzo al bosco” e oltretutto senza apparente motivo, l’aveva sorpresa e disorientata.
Si era ritrovata d’improvviso nuda, senza che le vesti, ormai strappate, potessero tornare a ricoprirla con sufficiente agio.
E nuda ora correva, disperata, alla ricerca della sua nuova identità.
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