Non me l'ha detto quel blasfemo di De André, ma concordo

Il recinto Un uomo aveva vissuto fin da piccolo circondato da un recinto, all’aria aperta, con il sole che gli anneriva la pelle e che arrossiva frutti di un grande albero dandogli da mangiare.
L’uomo beveva l’acqua di un ruscelletto che attraversava il recinto e ogni notte si addormentava col chiarore delle stelle.
Aveva sempre pensato di essere solo in quel recinto e in effetti mai aprì bocca per rivolgere parole, ma la teneva chiusa conversando con sé stesso.
Una notte credette di vedere una luce… senza dubbio era il segno di un essere superiore, il suo dio!!! Allora iniziò ad esprimersi tramite la lingua rivolgendo preghiere al cielo scuro tempestato di brillanti, ringraziando per tutto ciò che aveva.
Ignorava ancora cosa significasse avere un dio… Ad un tramonto una nuvola si dipinse di rosso e dato che somigliava all’albero che cresceva appena fuori dal recinto parve chiaro il divieto di cibarsi dei suoi frutti che maturavano dentro il recinto.
E poi giunse lei… Quella notte l’uomo sentì un pizzicorio al costato e poco dopo dolci labbra si posarono sulle sue e lievi mani accarezzarono le sue guance ispide allora aprì gli occhi e la vide: non era più solo.
Non ci fu bisogno della parola… Si amarono piano ma intensamente, come intenso era stato il desiderio dell’altro, la consapevolezza di essere solo metà di un tutto.
Il mattino seguente li colse ancora avvinghiati l’uno all’altro, ad occhi chiusi.
Accadde che ebbero fame e che i frutti del grande albero non bastassero per entrambi.
Allora, testimoni le stelle, l’uomo e la donna si arrampicarono sul recinto per cogliere qualche frutto dall’albero proibito.
Si sedettero sulla sommità del recinto e cominciarono a mangiare i rossi frutti succosi.
Mangiando i loro occhi dialogavano , maliziosi ed a un certo punto si accorsero di essere nudi… caddero entrambi fuori dal recinto.
Conquistata per caso la libertà si coprirono con larghe foglie di nespolo e mano nella mano si incamminarono verso il sole che sorgeva.
Orph3us   

Leggi tutto l'articolo