Non sento più quella musica

6.26PubblicaAmiciAmici tranne conoscentiSolo ioPersonalizzataAmici più strettiFamiliariVedi tutte le liste...Area di CarraraConoscentiTorna indietro NON SENTO PIU' QUELLA MUSICA      Non sento più quella musica mentre scendo al mare.
Di certo so che non è il motivo preciso di una canzone o il classico fraseggio di un pianoforte, né la musica naturale del vento che si perde tra i pini del sentiero, miscelata al rumore furioso del mare tra gli scogli, in questo pomeriggio chiaro d'autunno.
  Quella sensazione di una musica segreta, che ora non afferro più, mi veniva incontro negli anni della gioventù.
Eppure lo scenario è lo stesso, il paese è sempre lì, immutabile, sopra la collina: I miei dormono nella cappella del cimitero, vegliati da un angelo di marmo che prega eternamente per loro, ma la mia musica è svanita.
  Eccomi alla piccola spiaggia deserta, in compagnia dei gabbiani.
Cammino tenendomi lontano dagli spruzzi delle onde, cercando di non schiacciare le conchiglie vuote lasciate  sulla sabbia bagnata, dalla tempesta di due notti fa, provando a raccogliere  i pensieri sparsi nella mia vita.
Ho chiuso la porta di casa dietro di me, per lasciarmi alle spalle la solitudine: I mobili e gli oggetti della mia camera, i quadri del salotto, i libri della biblioteca, non mi facevano più compagnia.
Marietta, la mia tata e direttrice di casa, ha oggi il suo pomeriggio libero da spendere ai grandi magazzini della città, in compagnia della sorella.
Domani ci aspetta un funerale importante: quello di Eleonora, la mia sorellastra.
Ci sarà tutto il borgo e  i nuovi compaesani, quelli che hanno acquistato e riattato le case di pietra lungo i fianchi del monte.
Nessuno vorrà mancare, perché io e lei eravamo la storia piccante dell'intero paese, che la gente si raccontava senza alzare la voce, mentre coltivava l'orto e potava la vigna, o cercava tra gli scogli, i muscoli da marinare.
Si, un paese  fissato nel suo tempo, tra un'alba e un tramonto, che passano e ritornano con poche novità, contento di possedere questa storia morbosa, di vederla vivere ogni giorno e di sentirla sua, familiare come il suono del campanile che batte le ore dell'esistenza di tutti.
  Eleonora ed io, rassomiglianti come gemelle, ma non con lo stesso cognome.  Lei aveva quello di un padre che non l'ha concepita, ma lo stesso sangue del mio genitore, notaio del paese e dintorni.
Lei mandava avanti il forno di sua madre, vicino alla chiesa, abitando al piano, dove il paesaggio si distende prima d'incontrare altre colline e montagne [...]

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