Non tartassiamo Paperon de Paperoni...

Insomma, essere ricchi in Italia è una colpa.
  Lo si è visto anche negli ultimi giorni di violenta contestazione al premier.
Sappiamo che c'è chi lo accusa di essere generoso soprattutto con le escort o le sue fan, ma di dimenticare chi è brutto, vecchio ed ha i denti da curare.
Ma altri indicano le donazioni cospicue fatte, non solo ad avvocati stranieri, ma anche ad istituzioni umanitarie e benemerite, come l' ospedale San Raffaele o l'opera di Don Gelmini o ad amici o famiglie in difficoltà.
A questo punto la protesta contro il suo stile di vita, trova sostegno nell'attività filantropica o caritatevole degli altri miliardari della terra, i quali, a cominciare dai nord-americani, sono abituati a cedere la metà del proprio patrimonio per aiutare popoli deboli o ceti derelitti.
E, quindi, si dice il cavaliere fa la figura del tapino, di fronte a questi personaggi, chiedendogli di spogliarsi di più del proprio denaro, per non scomparire di fronte ai grandi dell'universo.
Qualsiasi cosa faccia, peraltro, siamo convinti che non andrà mai bene per lui, che di fronte agli occhi della gente rimarrà pur sempre un nababbo, pronto ad accumulare guadagni cospicui ed incassare, come contropartita,  stratosferica avversione per la sua ricchezza.
Ormai, nell'immaginario collettivo, egli assomiglia  a quell'antipatico viscerale, irrimediabilmente tirchio e soverchia mente infelice che è Paperon de Paperoni.
Ma è proprio il caso d'insistere su questa linea, che antepone il privato al pubblico e considera chi si arricchisce un colpevole a vita? Concediamo a chiunque di dare la scalata alla conquista del potere economico, purché ciò avvenga senza seguire metodi truffaldini, ma lasciamo che utilizzi le sue sostanze come meglio crede, pagando le tasse come aggrada alla legislazione tributaria vigente.
Non pretendiamo troppo dal presidente del consiglio: critichiamolo e contestiamolo per quello che fa di sbagliato o per quanto omette di fare nella sua attività di governo, nell'interesse del paese, che bene o male è tenuto a servire.
Non tartassiamo Paperon de Paperoni, col rischio che, pur con qualche tirchieria, smetta di occuparsi di chi è meno fortunato di lui.
 

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