Non vogliamo essere il paese di Cetto La Qualunque

Mi provoca un sorriso amaro vedere il bravo attore e comico Antonio Albanese nelle vesti di Cetto La Qualunque, immagine tragicomica in bilico fra l’interpretazione di una realtà marginale e la profezia di un futuro prossimo.
La paura che la realtà superi lo spettacolo è forte.
Un recente episodio che mi sembra emblematico.
Alcuni giorni orsono, a Sapri,  il sindaco decaduto di Agropoli Franco Alfieri, ha aperto la campagna elettorale per la sua candidatura al Consiglio regionale della Campania e a sostegno del capolista PD, Vincenzo De Luca.
Intervistato, a margine della riunione, sul problema che si porrebbe in caso di vittoria di De Luca che, per la legge Severino, risulterebbe decaduto appena insediato, ha risposto: “C’è una investitura forte di oltre 170.000 cittadini campani che non hanno voluto considerare la condanna per abuso d’ufficio”.
(Notare che il sito del PD Campania attribuisce a De Luca 77.289 voti.) E continua: “l’investitura popolare resiste anche questi cavilli o pseudo cavilli giudiziari di norme che non hanno alcuna motivazione e alcun senso di civiltà”.
I problemi giudiziari di De Luca sono noti, ai suoi ulteriori problemi con la legge Severino abbiamo accennato.
Occorre ricordare che Alfieri, per candidarsi alle elezioni regionali nelle liste del Pd senza dimettersi da sindaco e senza provocare il commissariamento del Comune, ricorre ad una “furbata”.
Lascia l’auto in sosta vietata; il vigile gli fa la multa.
Lui si rifiuta di pagarla, impugnandola davanti all’amministrazione comunale, cioè a se stesso; l’amministratore che apre un contenzioso con il proprio ente decade dall’incarico e viene sostituito dal suo vice.
È chiaro che De Luca e Alfieri non hanno la lotta per l’affermazione della legalità in cima ai loro pensieri; tale comportamento ha numerosi precedenti e mi sollecita due considerazioni.
La prima.
Ritorna l’idea che il consenso popolare consenta di auto-esimersi dal rispetto della legge, di ritagliarsi una legislazione “à la carte”.
Ma le leggi possono essere criticate, modificate o abolite ma, finché sono in  vigore, vanno rispettate.
Normale buon senso: la legge non può seguire ragioni di opportunità e di compatibilità politica.
Rispetto del principio di uguaglianza: immaginate un semplice cittadino, che chiamato a rispondere per un’infrazione, anziché difendersi discute sulla bontà della norma? La seconda.
La convinzione che una “furbata”, peraltro pubblicizzata come tale, paghi più di una condotta esemplare in termini di [...]

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