Note sulle elezioni di SALVATORE COMINU

Note sulle elezionidi SALVATORE COMINUIl dato più importante delle elezioni di domenica scorsa è ormai acquisito da molti editorialisti al servizio dei grandi gruppi editoriali; non è più in discussione il fatto che “il paese ha votato contro i tagli e i sacrifici”, “contro l’austerity”, contro “l’agenda Monti”.
Questi analisti sono gli stessi che fino a ieri stigmatizzavano il “populismo” e la “demagogia” di quanti non ne potevano più.
E che oggi si preparano a rieditare la retorica terroristica sul debito pubblico, sul responso dei mercati, sullo spread.
Oggi sono disorientati, tentano di ammansire la bestia che li ha presi a calci nel di dietro, ma credo ci siano pochi dubbi su una prossima riedizione del “fate presto!” confindustriale che aprì la strada a Monti.
La scena però è cambiata.1.
Nonostante l’imbarazzo nell’usare il medesimo stile dei tanti che “lo avevano previsto”, è giusto rimarcare che era facile preconizzare – numero più numero meno – questo scenario di ingovernabilità.
Lo abbiamo fatto, non con il distacco di chi osserva i processi da fuori ma con la partigianeria di chi sta da una parte: la sconfitta del progetto Monti-Bersani è comunque una vittoria, senza se e senza ma.
Era un progetto basato sulla continuità delle politiche di ristrutturazione autoritaria e neoliberale dei conti pubblici, con quanto ciò significa in termini di allocazione dei redditi, attacco alle condizioni di vita di poveri, operai, precari e (parte dei) ceti medi, tagli al welfare.
Più continuista per l’uno, con correttivi sociali per l’altro, ma una quadratura del cerchio l’avrebbero trovata sul campo.
Sono loro i veri sconfitti.
Sono d’accordo poi con chi dice che è poco interessante analizzare le vicende di Sel e Rivoluzione Civile.
Diciamo che un certo modo “nichilista” – nel senso di fautore del nulla – di concepire la politica è andato oltre il capolinea, direttamente allo sfasciacarrozze.
Questa è l’altra buona notizia e sono convinto che se ne accorgeranno in tanti, anche tra i loro elettori.
Nonostante cantino vittoria, PDL e Lega sono nel campo degli sconfitti.
La Lega è diventato un partitino anche nelle sue roccaforti, Berlusconi ha confermato di essere forse l’unico politico di razza della Seconda Repubblica, ma ha perso metà degli elettori.
E se ha limitato i danni, come è stato osservato, è perché ha intercettato anche lui un sentimento antiausterity, attaccando la Germania e spedendo migliaia di pensionati agli uffici postali a [...]

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