Nuovo Papa: è l’argentino Jorge Mario Bergoglio. Si chiamerà Francesco

    HABEMUS PAPAMIl messaggio del Vescovo:«Lo incontrai nell'ottobre 1999nella capitale argentinaMi colpì umiltà e semplicitàe la delicatezza d'animoOra preghiamo per lui»  Pubblichiamo il messaggio di S.
E.
Mons.
Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, in occasione dell'elezione di Papa Francesco.Abbiamo tutti seguito con commozione e stupore la prima benedizione apostolica di papa Francesco.
Ci ha colpito la sua estrema umiltà, i suoi gesti misurati, le parole non ricercate, ma semplici, quelle che arrivano subito al cuore e che rivelano una delicatezza d’animo.
Un’impressione identica a quella che provai quando nell’ottobre 1999 ebbi occasione di incontrarlo a Buenos Aires.   Diverse sono le cose che mi hanno colpito di questa elezione. Anzitutto la scelta di un cardinale che non era nell’elenco dei papabili.
Lo Spirito, ancora una volta, ha condotto i porporati a una scelta inattesa, che ha spazzato via tutti i pronostici confezionati dalla “sapienza” mondana.
La stessa breve durata del Conclave – solo cinque votazioni – consuma in una “fumata nera” le illazioni e le dietrologie che l’hanno preceduto. C’è poi la provenienza del nuovo Pontefice.
Viene dall’America Latina, il continente emergente da tanti punti di vista.
La Chiesa di quella parte di mondo è particolarmente vivace, anche se attraversata da tante contraddizioni.
Per parafrasare Giovanni Paolo II, il nuovo Papa non è stato chiamato da un paese lontano, ma lontanissimo.
In quelle terre è particolarmente viva l’attenzione ai poveri, agli ultimi, ai diseredati: la loro condizione e le loro istanze Egli se le porta dentro nel cuore.
Quella dell’America Latina è anche una Chiesa particolarmente giovane, fatta di giovani, pieni di entusiasmo e di voglia di vivere: papa Francesco saprà certamente instaurare un dialogo privilegiato con le nuove generazioni. È da oltre 1300 anni che non saliva al soglio di Pietro un Papa extraeuropeo: il nostro Continente ha perso quella centralità che gli era propria nella Chiesa.
In questa elezione leggo un segno che ci invita a respirare l’universalità della Chiesa e nello stesso tempo ci mette in guardia – noi cristiani del vecchio Continente europeo – contro il pericolo di emarginare la fede fino a renderla insignificante nella nostra vita e nella società. Ha colpito anche il primato della preghiera manifestato dal nuovo Pontefice.
Buona parte del primo discorso “urbi et orbi” è stato utilizzato per recitare il Pater, l’Ave e il Gloria - le preghiere semplici [...]

Leggi tutto l'articolo