Nuvole

C'è un cielo color della terra, che rapidamente volge al grigio.
E' indubbiamente estate.
Si accumulano sospese a mezz'aria nuvole cariche di elettricità, sospingono lievi l'aria che entra dalla porta, portando con sé refrigerio e una sensazione di attesa.
Attendo, dunque, il primo vero temporale estivo, il primo che brontoli impaziente la sua voglia di pioverci addosso, per poi farlo quasi gentilmente, con una lentezza saggia, come quella che si riconosce ai vecchi.
La strada si acquieta, è sabato sera ma chi è nei dintorni tace, distratto dalla partita alla tv.  Scrivo, intanto, tengo le luci basse per qualche minuto ancora e aspetto le prime gocce di pioggia per correre a chiudere le porte.
Non ho quasi pensieri.
Soltanto l'imperfetta intuizione di quanti temporali abbia visto questo mondo, prima che per l'uomo arrivasse l'alba.
Quante nuvole immense si sono affacciate a questo orizzonte, quante piogge hanno slavato i monti, quanta acqua ha bevuto questa terra.
Quanto breve è la nostra esistenza in quanto specie, e quanto fragile il miracolo di afferrare il senso della nostra presenza qui, ed ora, per ora e per questo istante.
Quest'istante che è già finito.
Una famigliola di turisti francesi entra dalla porta.
Le bambine hanno l'aria monella di chi sa di stare facendo tardi, e di farla franca.
Sorridono stanchi, si incamminano verso le loro stanze rimproverando le bambine per il rumore, senza troppa convinzione.
Io sorrido, incapace di confessare in altro modo che la loro presenza mi rincuora, e non importa se non ci siamo mai incontrato prima d'ora, se non condiviamo la stessa storia né la stessa idea della storia.
Viviamo sotto lo stesso cielo, solitari e chissà per quanto ancora, prima che arrivi la prossima pioggia a slavare questa sponda del cielo e portarci via, nella schiuma del mare.
Risuona il primo tuono.
Cade la prima goccia.
Clouds, Ezio Bosso

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