ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, 200 anni e non sentirli!

Suppongo che il nome di Jane Austen sia, tra gli scrittori, uno di quelli che godono di maggior seguito.
L’approssimarsi di ottobre mi da modo di parlare del 200° anniversario dalla pubblicazione del romanzo più apprezzato dell’autrice inglese, il celeberrimo “Orgoglio e pregiudizio” (“Pride and prejudice”).
Cadeva infatti l’anno 1813, fine gennaio, quando l'editore Thomas Egerton pubblicò il romanzo della giovane Jane Austen (il compenso fu di 110 sterline a fronte delle 150 richieste dall’autrice); già ad ottobre si rese necessaria la stampa di una seconda edizione, il mito era nato.
La vicende narrate datano 1797, ovvero l’anno in cui la Austen cominciò la prima stesura del testo, allora denominato “Prime impressioni”.
Il mondo della Austen è costituito da una bolla felice collocata nelle campagne inglesi, per nulla, o quasi, influenzata dal flusso della Storia; è la vita quotidiana, fatta di balli, di chiacchiere più o meno argute, di modi comportamentali pretesi dalla buona società, di normali faccende casalinghe, di pudici corteggiamenti, di rigide convenzioni sociali e di personaggi modesti o altolocati, impettiti o austeri ad affollare le pagine del testo.
Milioni di persone durante questi due secoli hanno apprezzato sobrietà, acume, leggerezza e ironia che permeano quest’opera; un successo che non ha mai conosciuto soste.
Ben 20 milioni (1) sono le copie vendute sino ad ora in tutto il mondo e, da vari sondaggi condotti nei paesi anglosassoni negli ultimi anni, risulta essere ancora uno dei 10 romanzi preferiti dai lettori.
  La storia amorosa tra la fin troppo scaltra e giovane Elizabeth Bennet e l’ombroso e generoso Mr Darcy, sarà pure un coacervo di relazioni elementari e di ovvi intrecci sentimentali, ma probabilmente va a lambire in profondità dei meccanismi che facilitano un processo di identificazione anche a duecento anni di distanza (le modalità di approccio tra uomo e donna sono mutate, in superficie, a causa degli effimeri dettami della vita moderna, ma sono le medesime nella sostanza).
In più si aggiunga l’indovinata scelta della Austen di impiegare il discorso indiretto libero,  equivalente ad un invito al seguire i fatti e la loro evoluzione dal punto di vista di Elizabeth, con ciò rafforzando ulteriormente l’immedesimazione.
  Può non piacere (certi scambi sono decisamente stucchevoli), ma la gamma dei personaggi protagonisti e secondari è descritta con aggraziata precisione, i costumi sono dipinti con garbata vividezza ed i rapporti umani sono [...]

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