OSTAGGI DELL'EURO E DEGLI SPECULATORI INTERNAZIONALI

Altro che bellezza! Quella del Sanremo di Fabio Fazio o quella da oscar di Paolo Sorrentino o quella di Pompei, che cade a pezzi per l’incuria e l’inefficienza dello Stato.
L’Italia di Matteo Renzi e di Angelino Alfano, è un paese in svendita.
L’ha compreso uno tra i più grandi intenditori di affari che esista al mondo.
Per la prima volta, l’incontrastato speculatore e finanziere internazionale, George Soros, ha deciso d’investire nel nostro paese.
Come ha riferito la “Reuters” qualche giorno fa, tramite il fondo Quantum Strategic Partners, ha rilevato il 5% di IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), una società nata attraverso il conferimento del patrimonio immobiliare di proprietà di Coop Adriatica e di Unicoop Tirreno, attiva nel settore immobiliare della grande distribuzione organizzata, che sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale, la prima ad entrare nel regime SIIQ (Società di Investimento Immobiliare Quotata) in Italia.
Altre operazioni di questo tipo sono prevedibili, perché secondo alcuni lo staff di Soros da mesi sta monitorando la situazione italiana, che dal punto di vista economico e strutturale, è nella completa deriva, nonostante i proclami del presidente della Bce, Mario Draghi, che davanti al Parlamento europeo, ha sostenuto: «stiamo andando nella giusta direzione, il bicchiere è mezzo pieno, contrariamente al pallido quadro che molti dipingono, la zona euro è in una forma migliore rispetto all’inizio della legislatura di questo Parlamento».
Per l’Italia, l’adesione all’eurozona ha concorso a produrre – lo certifica l’Istat – insieme alla sclerotizzazione e all’inefficienza dell’apparato burocratico, il livello massimo del debito pubblico, che ha raggiunto il 132,6% rispetto al PIL nel 2013, 9 punti in più dell’anno precedente.
Non ci sarà riduzione della spesa pubblica che tenga per arginare questa voragine, che proprio in questa settimana sarà sottoposta al “vaglio” degli organi di controllo dell’Unione europea.
Anche altre economie occidentali registrano cifre di debito pubblico da capogiro.
In Giappone, ad esempio, il livello del debito pubblico ha superato il 230%, ma il Governo di quel paese – che sta agendo attraverso il deprezzamento della moneta e l’aumento della spesa pubblica, per rilanciare i consumi interni – possiede una formidabile “clausola di salvaguardia”: la possibilità di stampare moneta attraverso la sua Banca Centrale, evitando anche che la sua crisi debitoria, di origine interna, si apra [...]

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