OZONO SEMPRE PIù SOTTILE: SAPERE DI TUTTO UN PO'

Il satellite Envisat dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, ha rilevato un record negativo del livello di ozono soprastante il circolo polare artico a partire dall’inizio della stagione invernale del 2011.
Il livello minimo  nell'emisfero nord è stato raggiunto nel mese di marzo, con una perdita del 40% dell’importante strato che ha la funzione di filtrare i raggi solari e proteggere la Terra dalle dannose radiazioni ultraviolette.
La causa è riconducibile ad un inconsueto vento particolarmente intenso che si è registrato durante lo scorso inverno artico, conosciuto come vortice polare.
I venti molto forti hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord impedendone la miscelazione con l’aria delle medie latitudini e generando così le temperature più basse mai registrate, insieme a quelle del 1997.
Durante il mese di marzo l’effetto della luce solare sulla massa d’aria fredda ha causato il rilascio nella stratosfera, a circa 20 km di altitudine,  di prodotti dei clorofluorocarburi, come atomi di cloro e bromo, gas che contribuiscono alla distruzione dell'ozono, generando ossigeno monomolecolare.
L'ozono forma uno strato atmosferico protettivo situato a circa 25 km di altezza.
Agisce come filtro dei raggi solari, bloccando in particolare gli ultravioletti più pericolosi, che possono sia causare danni agli esseri viventi marini, sia aumentare il rischio di cancro alla pelle nell'uomo.
Il fenomeno registrato al Polo Nord è analogo a quello che avviene naturalmente ogni anno sul continente Antartico, dove il vortice è più intenso e le temperature sono molto più rigide; all’arrivo della primavera nell’emisfero sud si innesca il meccanismo di formazione del buco dell’ozono, destinato a dissolversi con la successiva diminuzione delle temperature.
Gli scienziati, grazie agli strumenti montati sul satellite Envisat, continueranno a monitorare l’andamento dello strato di ozono, alla ricerca delle cause che hanno generato temperature così anomale per l’area artica e della possibile connessione con i cambiamenti climatici globali.
E poi dicono, da fonti governative, di non preoccuparsi.
siamo veramente in pericolo!.
Fonte: Torinoscienze.it    

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