Occasione

Dal Sito della CGIL L'occasione perdutadi Fabrizio Dacrema La ripresa di una politica di investimenti nella scuola pubblica non poteva essere sprecata in modo più spettacolare: il ricorso al voto di fiduciaper imporre a un Parlamento assediato dalla protesta degli insegnanti l'approvazione della legge rappresenta perfettamente il fallimento del Governo.
L'ultimo guizzo di lucidità del premier (pausa di ascolto e conferenza sulla scuola a luglio) è stato travolto dalla voluttà solipsistica di un ceto politico la cui conoscenza e sensibilità nei confronti del mondo della scuola è ben sintetizzata nella visionaria e inquietante affermazione del Sen.
Marcucci, Presidente della Settima Commissione del Senato: "La Buona Scuola è frutto della più grande consultazione popolare mai realizzata"...
Ignorati anche gli appelli del padre nobile dell'autonomia scolastica Luigi Berlinguer che fino all'ultimo si è espresso a favore di"modifiche di qualità del testo, opportune correzioni condivise" in modo da approvare una "riforma ben accettata".
Nessuna riforma della scuola, infatti, può essere imposta dal governo con colpi di fiducia a un parlamento assediato dalla protesta degli insegnanti che la dovrebbero attuare.
A maggior ragione se questa riforma pretende di rilanciare un processo autonomistico cui è indispensabile la fiducia di tutti coloro che sono chiamati a un maggior impegno per migliorare l'offerta formativa.
Difficile spiegare il senso di una forzatura che, per altro, produrrà un vero e proprio salasso elettorale per il PD, se non con l'autoreferenzialità intrinseca di un metodo di governo ostile a ogni intermediazione con le forze sociali e i corpi intermedi.
Al fine le aperture al confronto, imposte dalla forza straordinaria della mobilitazione del mondo della scuola, si sono rivelate del tutto insufficienti ad affrontare i nodi politici ed educativi in gioco.
Innanzi tutto la questione del nuovo modello organizzativo per lo sviluppo dell'autonomia scolastica basato, in analogia al jobs act per il mondo del lavoro privato, sull'indebolimento del lavoro a favore delle funzioni dicomando.
Un'idea vecchia e autoritaria inadatta alle organizzazioni complesse,sia pubbliche che private, in cui la figura lavorativa centrale è costituita da soggetti caratterizzati da alti livelli di competenza e autonomia tecnico-professionale.
In questi contesti, infatti, la partecipazione e la cooperazione sono le leve principali dei processi di innovazione e di miglioramento qualitativo.
Il maxi emendamento presentato dal governo [...]

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