Ocse

Ocse - Pensioni in Italia, un sistema insostenibile In Italia, il sistema previdenziale incide per il 32% della spesa pubblica (contro una media OCSE del 18%).
I dati si riferiscono però al 2011, quindi non incamerano gli effetti della Riforma delle Pensioni Fornero.
Ad ogni modo, nella pagella italiana l’impatto delle riforme pensionistiche 2012-2014  è valutato positivamente così come la platea di riferimento, ma il giudizio è negativo per quanto riguarda l’importo delle pensioni.
Tradotto: l’Italia ha previsto misure proporzionate alla necessità di ridurre l’impatto sui conti pubblici, ma non a quella di assicurare un reddito adeguato ai pensionati.
I paesi in cui le riforme delle pensioni hanno meglio coniugato esigenza di far quadrare i conti e reddito dei pensionati sono Australia, Austria, Belgio, Canada.
Strategico anche il ruolo della previdenza complementare privata (fondi pensione integrativa).
Sul fronte previdenziale, nuove misure sono contenute nella Legge di Stabilità 2015: eliminate le penalizzazioni della Riforma Fornero per chi si ritira prima dei 62 anni con il requisito contributivo pieno, indipendentemente dalla tipologia dei contributi (prima si salvavano dalla decurtazione prevista dalla Riforma Fornero sulla pensione anticipata solo i lavoratori precoci).
Tetto alle pensioni d’oro di chi invece resta al lavoro oltre i 70 anni, con il calcolo delle annualità successive al 2012 che non può in ogni caso superare l’80% dell’ultimo stipendio (come avveniva con il retributivo).
Ci sono poi capitoli ancora aperti della Legge di Stabilità, come quello relativo alle tasse sui fondi pensione che, secondo l’ipotesi più probabile, potrebbero arrivare al 17%, in rialzo rispetto all’attuale 11% ma con un aumento ridotto rispetto al 20% previsto dal testo della manovra approvato alla Camera.
Altre misure sono ancora allo studio del Governo e attese nel corso del 2015, a partire da una maggiore flessibilità per le pensioni anticipate (es.: mini-assegni per chi si ritira prima, in forma di prestito previdenziale).
Per quanto riguarda la rivalutazione degli assegni non ci sono invece buone notizie per i pensionati: il tasso è allo 0,3% (contro un’inflazione all’1,1%).
Secondo i primi calcoli, un assegno di 500,88 euro (la pensione minima) salirà a 502,38 euro nel 2015.
Ricordiamo che la rivalutazione nel 2015 sarà piena fno a tre volte il minimo (1502,64 euro al mese lordi) e si ridurrà per importi superiori, fino ad azzerarsi sopra i 7mila euro al mese.
pmi.it

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