Offendere il superiore non sempre comporta il licenziamento

La vicenda.
Un dipendente offende il proprio superiore gerarchico, di sesso femminile, mandandolo letteralmente “a quel paese”.
La capoufficio si sente urtata dall’offesa in quanto donna.
Segue il licenziamento disciplinare del lavoratore.
A questo punto il dipendente impugna il licenziamento, chiedendo di essere reintegrato.
L’azienda si oppone, chiedendo l’allontanamento del dipendente per la sua condotta “gravemente ingiuriosa e intimidatoria al superiore gerarchico donna deriso e apostrofato”.
La Cassazione, con sentenza n.10426/2012, dà ragione al dipendente e condanna l’azienda a rifondere le spese legali per € 2.500,00.
La motivazione.
Secondo la Cassazione, se l’offesa al superiore gerarchico resta circoscritta ad un episodio e non dà adito ad altre contrapposizioni nel tempo ...
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