Oltre 50 miliardi di euro: i costi della “renzicratura”

Alle nuove tasse per le mancette promesse, agli altri debiti, e alle "ulteriori coperture", va aggiunto il rischio di perdere i fondi europei 14/20 La riproposizione, da parte di “Facebook”, di un mio  ricordo, mi ha fatto notare come   il 12 ottobre del 2013, sul Denaro, il quotidiano economico di Napoli, scrivevo:“ Incapacità a spendere le risorse Ue, un grave spreco”.
Il che, mi ha fatto spontaneamente sorgere una domanda: a tre anni esatti, da quell’articolo cosa è cambiato? A parte, l’inondazione di chiacchiere del nuovo premier, Matteo Renzi, che ha travolto tutti gli argini e trasformato la penisola in un immenso lago di “bal, bla, bla”, praticamente niente.
O meglio tutto.
Ma decisamente in peggio.
Sono cresciuti: il debito pubblico, la pressione fiscale, povertà e disoccupazione (anche se nessuno lo dice); si sono ridotti: i margini di democrazia ed i livelli occupazionali, mentre il “ducetto” di Pontassieve – che per unico obiettivo ha quello di governare il Paese con un “comitato d’affari” di sua personale espressione – ha cominciato ad occupare tutto: Rai, Tv ed organi d’informazione, Confindustria e Partecipate, banche ed istituzioni pubbliche.
E lo ha fatto strappando il “si” ai suoi decreti, ricorrendo ogni volta al metodo del ricatto della fiducia, ben sapendo che un Parlamento illegittimo ed a rischio sopravvivenza, non avrebbe mai avuto il coraggio di votargli contro, mettendo in dubbio il futuro del proprio “comodissimo” cadreghino ed i privilegi che ne scaturiscono.
Purtroppo, però, nonostante tutti i suoi sforzi non ha ancora ottenuto la quadratura del cerchio, per questo ha bisogno – dal momento che il “si” del Parlamento, alla sua (de)forma costituzionale, non ha ottenuto la maggioranza richiesta dalla Costituzione (i 2/3 dei suoi componenti) – che a legittimarla siano gli italiani.
Sicchè, dopo aver ricattato i parlamentari, si è messo di buzzo buono, insieme ad un esercito di imbonitori (gli amici del suo fantomatico “partito della Nazione”, che sperano, così, di conquistarsi uno spazio nel prossimo Parlamento reziocratizzato, i suoi ministri, giornali e televisioni) si è messo ad intimidire anche gli elettori.
Da un lato, pronosticando sfracelli se dovesse vincere il “no” e dall’altro, distribuendo mance a destra ed a manca.
Risultato: un def (e, quindi, una prossima manovra finanziaria 2017) di ben 24miliardi di euro coperti per: 8,5miliardi (che diventeranno 7,2 nel 2018 e 4 nel 2019) da nuove entrate fiscali, in pratica nuove [...]

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