Ombre

Il calore asfissiante di questi giorni, per chi non può già godersi una vacanza, si sta rivelando un autentico supplizio.
Una “croce”, difficile da sopportare in una città come Avellino.
Dove, clamorosamente, negli anni, è stato permesso di costruire più del dovuto, cementificando quello che era un invidiabile patrimonio di verde pubblico.  I successivi “abbellimenti”, apportati grazie ai finanziamenti della Comunità europea, hanno progressivamente ridotto, fin quasi ad azzerarle, le dimensioni dei cosiddetti “polmoni verdi”, che consentivano ai cittadini di respirare meglio per tutto l’anno, offrendo loro, d’estate, la frescura di spazi di aria condizionata naturale. Fino a dopo il terremoto dell’Ottanta, e in avanti fino alla stagione del sindaco Di Nunno e la sua utopia di “città giardino”, l’afa estiva veniva combattuta con successo nelle molteplici zone d’ombra che la natura, allora rigogliosa, regalava agli avellinesi, sotto alberi d’alto fusto o lungo refrigeranti viali di plata...

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