On. Carlucci (FI): "Istruzione e cultura, tutto da rifare"

Lei è sempre stata molto attenta alla disciplina ed alle norme che regolano lo sviluppo del mondo del cinema e dello spettacolo: ci può riassumere i Suoi ultimi interventi in proposito? In primo luogo mi sono concentrata sulla norma cosiddetta del tax shelter,  cioè la detassazione di  utili da reinvestire nella produzione, il cui meccanismo avevo avuto modo di osservare negli Stati Uniti ed in Irlanda, dove ha prodotto risultati che sono sotto gli occhi tutti.
Gli Stati Uniti hanno la più grande industria mondiale del cinema e lo stato non pensa minimamente di intervenire nel settore, preferendo operare esclusivamente tramite interventi indiretti per mezzo della leva fiscale.
Anche l’ Irlanda,la cui cinematografia fino a qualche anno fa era inesistente, ha in questo modo  registrato un grande sviluppo: il film “Braveheart”, ad esempio, è stato finanziato con capitali privati ,è stato un successo mondiale e vi hanno partecipato migliaia di addetti oltre che attori e comparse.
La logica dell’uso dell’intervento statale indiretto caratterizza le cinematografie avanzate.
Studiando questi sistemi, che sono stati propulsivi, ho ritenuto giusto introdurre le stesse norme in Italia, dove eravamo indietro su questo fronte.
Nella scorsa legislatura si era fatto molto, in particolar modo col decreto Urbani, che introdusse il reference system (una classifica di merito per accedere ai finanziamenti) ed il product placement, ossia la possibilità di usare marchi all’interno del film – attinenti a quello che si racconta – così da attingere denaro agli sponsor, che hanno ritorni diretti.
Gli Stati Uniti, in questo senso, fanno scuola.
Quindi già con il decreto Urbani le cose sono migliorate,con un minor investimento da parte dello stato e afflusso di capitali privati attraverso gli sponsor; questo meccanismo tende anche a rendere i produttori più responsabili, in quanto prima prendevano il contributo dall’apposito fondo del ministero e non si preoccupavano se il prodotto finale magari nemmeno usciva nelle sale.
L’unico fine era ottenere il finanziamento ministeriale, anche se poi il prodotto non aveva vita.
Questo però penalizzava i nuovi talenti, le tante figure tecniche che operano nel settore e via discorrendo.
Come trovare però i finanziamenti? Gli Stati Uniti hanno un mercato mondiale, noi invece uno decisamente più ristretto: come fare allora? Peraltro avere i fondi dagli sponsor di prodotti è difficile in quanto i film escono dopo lunghi periodi di lavorazione mentre la pubblicità  ha bisogno [...]

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