Ore d'attesa al pronto soccorso, malati in rivolta al Sant’Andrea: la disavventura di Sonia Scoccia e dei suoi familiari

ROMA - 5 giugno 2012 - Qualcuno era lì dal mattino, il suo turno sembrava non arrivasse mai.
Quando una donna considerata un codice verde e dunque non grave ha avuto un malore, verso le 14,30 ed è entrata in Pronto soccorso, è scoppiata la rabbia.
«Tocca a me»; «voglio entrare anche io»; ma quando mi chiamate?».
A catena le persone in attesa al Dea del Sant’Andrea e chi le accompagnava si sono caricati, scaricando il malcontento su medici e infermieri.
La tensione è salita, il personale sanitario spaventato ha chiesto aiuto alla polizia che è intervenuta in assetto antisommossa.
Cinque pattuglie, dodici agenti sono piombati nel pronto soccorso, cercando di capire cosa stava accadendo.La protesta.
Erano le 16,30 e una quarantina di persone urlavano, spingevano e protestavano spingendosi fin dentro i locali dove è vietato entrare.
Ci sarebbero volute un paio d’ore perché tutto rientrasse, la gente si calmasse, i medici potessero riprendere a lavorare.
«Tutto è iniziato - racconta ancora nella sala d’aspetto Sonia Scoccia, dirigente scolastico a Castelnuovo di Porto, insieme alla sorella in attesa del ricovero della madre - quando dopo quattro ore di attesa, nostra mamma, diagnosticata codice verde, ha iniziato a non stare bene.
Uno scompenso, valori sballati, un principio di svenimento.
Qualcuno ha iniziato a parlare di codice rosso, e si è creato un parapiglia generale».
Sono volate parole pesanti nei confronti delle infermiere e di chiunque portasse un camice, «eravamo spaventate a morte, nessuno ci dava informazioni».
Lo scontro verbale, con il passare dei minuti, ha coinvolto gli altri pazienti, esasperati dall’attesa sempre più lunga.
A gruppi hanno iniziato a interpellare medici e infermieri sulle condizioni dei loro cari, alzando la voce esasperati.
«Ho chiesto come stava mia sorella – racconta Federica Meloni – mi hanno risposto con arroganza e sufficienza.
Non si rendono conto che abbiamo una dignità e il diritto di sapere cosa stanno facendo ai nostri cari?».
«E’ stata una vergogna – commentava più tardi Josefa Carrasca, spagnola, a Roma da venti anni, in fila al triage da 8 ore – sembrava una manifestazione del centro storico.
I poliziotti avevano i manganelli: chissà cosa volevano farci».L'intervento della polizia.
«E’ vero abbiamo chiamato la polizia, siamo stati costretti - conferma Salvatore Di Somma, dirigente della Medicina d'urgenza dell'ospedale Sant'Andrea - c’era una signora che aspettava da un po’, le sue condizioni si sono aggravate, siamo intervenuti [...]

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