Ospedali

Chiusura OPG.
Una svolta positiva, ma la mobilitazione continua "La scadenza questa volta è stata rispettata: dopo due proroghe, da oggi iniziano a chiudere davvero gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’ultimo baluardo della logica manicomiale.
Siamo ad una svolta positiva, resa possibile dalla mobilitazione del comitato stopOpg, di cui la Cgil nazionale è promotrice, e dall’impegno di tanti operatori che lavorano, troppo spesso in condizioni difficili, per garantire diritti e cittadinanza".
Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, è intervenuta ieri sulla chiusura degli Opg.
"Ritardi, resistenze e allarmismi ingiustificati, come è già accaduto con la chiusura dei manicomi, non hanno fermato una riforma che rende migliore il nostro Paese, e che ora, per essere attuata, ha bisogno di impegno e determinazione", sostiene Lamonica.
"Sappiamo bene - continua - che non basta chiudere gli Opg: bisogna costruire l’alternativa".
"Occorre destinare risorse e personale ai servizi socio sanitari e di salute mentale nel territorio anziché alle Rems.
Queste ultime - spiega la dirigente sindacale - sono sì strutture sanitarie, ma pur sempre detentive, e occorre ridimensionarle per evitare derive neomanicomiali".
"Per questi motivi e con questi obiettivi - conclude Lamonica - la mobilitazione continua.
E da oggi, certamente, con qualche speranza in più".
Tutto ciò presuppone l’applicazione corretta della legge 81/2014, che ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona.
Così come bisogna applicare il recente Accordo della Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Comuni), che prevede protocolli di collaborazione tra Magistrature e Asl e l’obbligo di inviare i progetti di cura individuali e di dimissione al Ministero della Salute.
È evidente che serve una forte regia nazionale.
Lo hanno detto, a nome del Comitato stopOPG, Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella, don Armando Zappolini

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