Ostriche nel Delta Il tesoro torna alla luce

Andrea Donà, 46 anni di Rosolina, ha avuto l’autorizzazione per la costruzione del primo impianto di coltivazione di questi molluschi nella laguna di Porto Caleri.
Di Carlo Cavriani Dal Resto del Carlino....
Una volta si chiamava “palude delle ostriche”, ora è la laguna di Caleri.
Di quell’antica definizione restano ancora oggi ben visibili ad occhio nudo dei banchi naturali di ostriche che emergono dall’acqua quando c’è bassa marea.
Piccoli isolotti che a macchia di leopardo testimoniano la presenza di un tesoro abbandonato.
I pescatori non ci hanno più creduto da una decina di anni a questa parte.
E le hanno lasciate lì, a vivere e a morire.
Perché era più facile e redditizio coltivare le vongole.
Ma adesso qualcuno ha pensato bene che lasciar perdere un bene così prezioso sarebbe stato un delitto.
Andrea Donà, 46 anni di Rosolina, socio della Minerva srl, è uno dei quasi 400 pescatori che lavorano nella laguna di Caleri.
Ha la passione e la testardaggine tipica di chi ama il proprio mestiere più di qualsiasi altra cosa.
Ha creduto prima in un’idea idea e quindi in un progetto.
Superando un iter burocratico durato tre anni ha risolto pratiche regionali e provinciali, riuscendo alla fine ad avere la concessione per l’ostricoltura.
Ossia uno specchio d’acqua dove poter coltivare le ostriche nostrane, buone da mangiare e depurate da quel fastidioso parassita che è la polidora che attecchisce quando il mollusco tocca il fondo.
Quello di Caleri è un progetto pilota ed è anche il primo impianto di questo tipo in Polesine.
L’impianto nascerà proprio davanti all’isola di Albarella, difronte alla villa di Emma Marcegaglia, la presidente nazionale di Confindustria che spesso ama rifugiarsi d’estate nella sua dimora.
La nuova coltivazione prevede la creazione di cestelli in pvc immersi nell’acqua e appesi a corde con delle boe per far fronte all’escursione delle maree, il tutto collegato a pali di polietilene.
Un materiale che si flette e che non dà problemi se vai a sbatterci con la barca.
Cestelli dunque che non toccano il fondale (profondo almeno 2 metri), proprio per evitare il rischio di contaminazione con il fastidioso parassita.
Donà ha finora avuto l’autorizzazione dalla Provincia per pescare 200 chili di novellame di ostrica al giorno da immettere nell’impianto di allevamento.
"Per adesso ci sono solo alcuni pali di polietilene piantati in acqua — dice Donà — perchè l’idea è di partire con la coltivazione dalla primavera prossima e nel giro di otto mesi arrivare al [...]

Leggi tutto l'articolo