PAOLO D'AGOSTINI,"Il mio Papa depresso e solo"

        CINEMA "Il mio Papa depresso e solo" così Moretti racconta il Vaticano In anteprima sul set.
Fra cardinali e psicanalisti nasce "Habemus Papam".
Riferimenti alla Chiesa di oggi ma non allo scandalo pedofilia.
Il regista interpreta uno psicanalista chiamato in aiuto dai cardinali di PAOLO D'AGOSTINI Nanni Moretti ROMA - Pur facendo la tara sui depistaggi consueti in fase di preparazione da parte del regista, c'è da scommettere che Habemus Papam non sarà un pamphlet polemico, un atto d'accusa verso la Chiesa e il Vaticano.
Eppure eccolo Nanni Moretti, un'altra volta "sulla palla".
Mentre la bufera si abbatte sull'istituzione con la valanga di denunce di pedofilia, mentre gerarchie e diplomazie faticano a tener testa alle reazioni.
E mentre - ieri - il Santo Padre dice nella sua omelia: "Noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza.
Adesso, sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo come sia necessario fare penitenza".
Il destino morettiano si rinnova.
Forse è più giusto chiamarlo talento.
Pur non avendo mai fatto film di intervento diretto sull'attualità, neanche con Il Caimano, quante volte si è ripetuto il miracolo della sintonia di Moretti con quello che intorno stava accadendo? Della sua capacità di offrirne una chiave di lettura? "È un film ambientato oggi", ma "non abbiamo inseguito l'attualità".
E poi: "Contiene un nucleo doloroso", ma "circondato da un tono lieve".
Un rebus? No, così Moretti spiega il film che sta girando a Roma ricostruendo i fasti degli interni vaticani a Palazzo Farnese (ma la Cappella Sistina l'ha rifatta a Cinecittà).
"Spiega", nel suo caso, è una parola grossa.
Centellina qualche brandello.
Giammai della trama, che è sua legge tenere sotto chiave fino all'uscita.
Dello spirito, dell'atmosfera, del tono del suo Habemus Papam.
Il Papa è Michel Piccoli.
E la sua, secondo le certificate parole del regista, è "la storia di un Papa depresso".
Dice, Moretti: "Si tratta di un cardinale che il Conclave elegge Papa, e che sembra essere schiacciato dal peso e dalla responsabilità del proprio ruolo.
E si trova a fare i conti con la propria depressione e con quella che gli appare come una personale inadeguatezza".
A giudicare da quanto visto sul set però questo "nucleo doloroso" trova vie stravaganti, surreali, e molto invitanti al sorriso.
In una scena girata per strada c'è questo Papa però in borghese che a bordo di un'auto nella quale è con il suo portavoce (l'attore polacco Jerzy Stuhr, anche nel Caimano) [...]

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