PAOLO di TARSO

Socrate è il fondatore dell’Occidente moderno: o, almeno, è così che lo si è inteso dal XV secolo in poi.
Ma di lui non ci è giunta nemmeno una parola che non sia passata attraverso le labbra e il calamo di Platone.
Il cristianesimo è la fede in un Uomo, così come l’ebraismo  è la fede in una Legge e l’Islam la fede in un Libro.
Ma la Legge e il Libro ci parlano direttamente, con il loro testo rispettivo.
Gesù tace.
Quando parla, lo fa attraverso i quattro evangelisti canonici; e chissà che non ci dica anche molte cose attraverso gli apocrifi.
ma noi non siamo in grado di cogliere la Sua voce.
Gli stessi evangelisti – nemmeno Giovanni, l’Aquila, con quel suo vertiginoso Prologo – non ci dicono di Gesù di Nazareth quanto vorremmo, quel che vorremmo sapere.
Tra quelle pagine il Signore, il Figlio dell’Uomo, resta enigmatico, nascosto; nelle Sue parole balena talora, troppo spesso, la luce abbagliante del paradosso.
Al apri dei Maestri hassidim, o di quelli zen, Egli – o le parole che gli evangelisti Gli mettono sulle labbra – ci stupiscono e ci disorientano: al punto che esiste un Gesù – se non proprio ignorato – quanto meno “nascosto”, del quale si parla poco, quello delle frustate ai mercanti nel Tempio, dell’elogio del fattore infedele, del “non sono venuto a portare la pace, ma la spada”, della maledizione al fico avaro dei suoi frutti.
Dal disorientamento che talora ci coglie considerando la Sua figura secondo il testo evangelico, ci strappa, ma ci lascia come abbagliati, quel Giovanni, 20,28, in cui l’incredulo Tommaso, veduto e toccato, prorompe in quel “Signore mio e Dio mio!” che avrebbe fatto rabbrividire qualunque ebreo, e che forse fece rabbrividire anche i suoi compagni, i poveri pescatori di Galilea.
Può esservi qualcosa di più empio – nell’ebraismo come nell’Islam – che chiamare Dio un uomo, che attribuire nome e funzione del Creatore a una creatura? Ma Giovanni stesso, pochi versetti dopo, nell’Epilogo, esorta: “Ancora molti miracoli, che non sono scritti in questo libro, operò Gesù in presenza dei discepoli.
Questi poi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, e affinché credendo abbiate la vita nel Suo Nome”.
Nemmeno lui, il Prediletto, osa seguire lo scettico Tommaso nella sua estrema dichiarazione di fede.
Chi è Figlio di Dio, che cosa significa essere Figlio di  Dio? Nemmeno Giovanni osa chiamare Gesù come ha pur testimoniato di averLo sentito chiamare da Tommaso.
  Non furono gli evangelisti [...]

Leggi tutto l'articolo