PAROLE DI DONNE, VERSO L’8 MARZO: RITA BORSELLINO E L’ATTACCO DI BERLUSCONI ALLA MAGISTRATURA

All’indomani della condanna dell’ex ministro lampo del Pdl Aldo Brancher a due anni per appropriazione indebita e ricettazione, e mentre si prepara la “riforma epocale” della magistratura minacciata da Berlusconi per tagliare le unghie ai giudici, ecco una rigorosa riflessione su etica, giustizia, politica e magistratura di Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia a Palermo il 19 luglio 1992.
Rita è stata candidata del centro-sinistra alle elezioni regionali del 2006, vinte dall’avversario (ora in carcere) Salvatore Cuffaro.
Attualmente è deputata al Parlamento europeo per il Pd.
  di Rita Borsellino* PERCHE' CI VUOLE ETICA ANCHE IN POLITICA Quasi quasi ci ridono in faccia quando parliamo di etica.
Ma perché? Ma perché? La politica non deve astenersi dall’etica, l’economia non deve astenersi dall’etica.
A furia di sentirsi dire (dai politici) che alla politica e all’economia non si devono applicare normalissimi principi di correttezza e rispetto, cioè le “regole” che rendono “civile” una società, ci si sta abituando a pensare che debba essere così Finisce che si superano tutti i paletti e tutto diventa lecito.
Sembra quasi che solo la magistratura riesce a segnalare e far rispettare la presenza di questi paletti; e dunque non è un caso che si voglia imbavagliare la magistratura.
Il giochetto dei politici inquisiti è astuto: dicono che devono rispondere solo alla legge (bontà loro) e alla loro coscienza.
Ma io, cittadino, perché devo fidarmi della coscienza di un altro? La coscienza individuale è qualcosa di non tangibile e controllabile, è un fatto privato, vale per me nei confronti di me stessa e di Dio, se ci credo, ma non garantisce nulla nei rapporti con gli altri.
PARLAMENTO, PARADISO DEI PREGIUDICATI Al contrario, deve esistere una questione morale.
Che non coincide con la questione giudiziaria.
E provo a spiegare il perché partendo da una considerazione che, così mi hanno raccontato, più volte ha fatto il giudice di Milano Piercamillo Davigo: “I politici si lamentano perché li si considera delinquenti, ma nella mia lunga esperienza penale non c’è quartiere malfamato nelle nostre città dove ci sia una percentuale di pregiudicati come in Parlamento”.
Ci sono politici che, benché imputati con processi in corso, restano comunque al proprio posto.
Lo stesso vale per i partiti che riempiono le liste con candidati che sono inquisiti e pregiudicati, Qual è il messaggio? Che è quasi un privilegio aver avuto un precedente penale o un [...]

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