PECORE DI FERRO (ovvero la vera storia del parcheggiatore di carrelli al supermercato)

Pure il cane a poco a poco si è abituato a pisciare sulle ruote delle macchine che occupano l'enorme deserto di asfalto dove lasciano la macchina tutti gli uomini e le donne che poi vanno al maximarket a fare la spesa.Quando qui c'era la campagna, a me piaceva dormire sotto gli alberi, oppure nella chiesetta diroccata, circondato dal gregge che mi teneva caldo la notte, e con Lupo e Viva, i cani, che stavano sempre all'erta anche se avevano gli occhi chiusi.Mi sembrava che nella vita ci fossero solo erba, cielo ,pecore, latte, ricotta; mio padre e mia madre non li ho mai conosciuti, dicevano che mi avevano lasciato alla nonna per andare a cercare la Fortuna in Germania: furono così fortunati che il treno che li portava a Dusseldorf scoppiò di notte, e non si salvarono.La nonna era vecchia e non aveva più la pazienza di badare ad un bambino, e così quando mi mandò ad aiutare don Pietro in campagna pensai che magari il letto era più morbido, ma i colpi di legno nella schiena di nonna erano più duri della terra su cui dormivo, libero.Così, tra gli olivi e le estati e gli agnelli e la notte passarono gli anni e mi feci crescere la barba ed i capelli, per sentirmi più vicino alle mie pecore, e quando dormivo sognavo  valloni da attraversare e   sorgenti a cui dissetare il gregge.Un giorno venne l'appuntato dei carabinieri a parlare con don Pietro, che credeva che fosse mio padre, e gli disse che dovevo presentarmi l'indomani per parlare con il maresciallo, e di trovarsi un altro pastorello, che io sarei mancato almeno per un anno."Chi fici, don Petru"?"Nenti facisti, la patria devi servire""Mi vogghiu purtari i pecuri""A Pordenoni i pecuri un ci ponnu veniri picchì in capu u trenu unn'i fannu acchianari, e poi  u friddu di muntagna in continente l'ammazzassi tutti, i pecuri"Mi trovai una mattina sul treno per la caserma, con un biglietto giallo ed uno rosa in mano, e a servire la Patria a Pordenone ero condannato per un anno di seguito.C'erano un sacco di picciotteddi come me, quando arrivai dopo due giorni di viaggio e di dormire in piedi, e se non stavo attento mi fottevano pure i pantaloni di velluto nero, quelli che la nonna, prima di andarsene, mi aveva dato: "Stì cavusi erano di tuo patri, ora chi ssì longu comu a iddu, quannu vai a' Missa ti li metti".Solo che io alla Messa non ci andai mai perchè mi pareva una perdita di tempo, il Signore mi guardava quando ero in mezzo alle macchie e rischiavo i passi falsi, e io lo pregavo e lo ringraziavo quando gli agnelli nascevano sani e quando il formaggio era [...]

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