PERCHE' BERLUSCONI VINCE?

di Massimo Introvigne Al disagio e perfino allo «sgomento» dei cattolici italiani di fronte alle ultime vicende della politica ha dato voce in modo duro ma equilibrato il cardinale Bagnasco, condannando sia il «libertarismo» sia il «moralismo».
A una chiara denuncia di stili di vita incompatibili con l'educazione che si deve ai giovani e con il decoro delle istituzioni, si è accompagnata una critica di «modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi» dove i torti non stanno certo tutti da una sola parte: e «qualcuno — ha aggiunto il cardinale — si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine» profusa per un certo, particolare imputato.
Tutto questo richiama però a una riflessione il più possibile seria e profonda sul cosiddetto berlusconismo, di cui - trovandomi in questi giorni all'estero - comprendo bene tutte le difficoltà.
Non è la prima volta che, frequentando ambienti internazionali, fuori dell'Italia mi chiedono come spiegare il fenomeno Berlusconi.
La difficoltà straniera di capire il berlusconismo non comincia certo con il bunga bunga.
Si può dire del resto che anche la sinistra italiana e i suoi intellettuali del berlusconismo abbiano capito ben poco: di qui le loro ricorrenti sconfitte.
Anche solo per impostare la questione non basterebbero diversi volumi, e alcuni – di diseguale valore - sono già stati pubblicati.
Credo che l'uso di cinque categorie sociologiche e proprie della scienza politica ci permetta non di risolvere il problema ma almeno di descriverlo, aprendo «finestre» diverse su una questione che non è semplice.
  1) UN'ITALIA, TANTE DESTRE La prima è la nozione di destra.
Benché Berlusconi si definisca un uomo di centro, la nozione di centro è vaga e nebulosa.
La consistenza elettorale e molte proposte politiche di Berlusconi appartengono alla destra, o almeno si presentano come ostili e alternative alla sinistra.
Sul tema della destra molti – compreso il sottoscritto – sono tornati in occasione delle recenti e rapidissime mutazioni di Gianfranco Fini.
Vale la pena di ricordare l'essenziale di questa discussione.
Le nozioni di destra e sinistra nascono semplici, dopo la Rivoluzione francese.
È di destra chi si oppone alla Rivoluzione francese e ai suoi principi.
Chi invece alla Rivoluzione è a diverso titolo favorevole è di sinistra.
Nel corso del XIX e XX secolo – dal momento che il processo rivoluzionario che ha avuto un passaggio decisivo nella Rivoluzione francese non si ferma, ma continua – nascono altre «destre», che [...]

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