PIETRO INGRAO

  Oltre alla ricorrenza delle Quattro Giornate di Napoli, il 27 settembre di un anno fa ci lasciava Pietro Ingrao, un grande intellettuale e dirigente comunista.
Il ricordo più vivo che conservo di lui, sono le battaglie congressuali (di sezione, federazione provinciale e regionale) che ho vissuto e documentato aderendo alla sua linea politica dopo la cosiddetta “svolta della Bolognina”.
Ho anche seguito e documentato con il collega ed amico fraterno Angelo Russo, gli ultimi due Congressi del Partito Comunista Italiano: quello di Bologna (1990) dove furono discusse le famose tre mozioni congressuali: la prima, redatta dal Achille Occhetto (l’allora segretario), che proponeva di aprire una fase costituente per un nuovo partito, progressista e riformatore; la seconda, sottoscritta da Ingrao e Natta, che invece si opponeva ad una modifica del nome, del simbolo e della tradizione; la terza, poco rilevante, quella dei “Cossuttiani”, che era simile alla seconda.
Il successivo Congresso di Rimini del 1991 portò allo vittoria della prima mozione ed alla nascita del PDS mutato poi nei DS ed infine nel “PD di Renzi”.
Le immagini di quei congressi storici e le interviste realizzate in quella fase congressuale e pre-congressuale, sono state donate alla Fondazione Archivio Storico del Movimento Operaio.
Ricordo in particolare una ripresa che feci a Giancarlo Pajetta a chiusura del XIX° Congresso del 1990: un primissimo piano che lo colse in un pianto di rassegnazione per non essere riuscito ad opporsi al progetto di Occhetto.
Lacrime che lasciavano presagire che il XX° congresso sarebbe stato l’ultimo congresso del Partito Comunista Italiano.
Per “fortuna” morì qualche mese prima senza assistere alla fine del suo amato partito.
Senza falsa modestia, credo che quella mia ripresa abbia una valenza storica.
Tornando ad Ingrao voglio omaggiarlo facendo un copia/incolla della presentazione da lui scritta per dare il benvenuto ai lettori del suo sito web (http://www.pietroingrao.it/).
Aveva 99 anni.
  Cara lettrice, caro lettore, internet non è un mezzo consueto, per chi è nato nel 1915; ma è il mezzo di comunicazione del presente, e ho pensato di usarlo.
Sono un figlio dell’ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani.
Scriveva Bertolt Brecht: “Nelle città venni al tempo del disordine, quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte [...]

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