POLLICINO

E così Pollicino raccoglie i suoi sassolini e ritrova la strada di casa.
Anche se in fondo il "filo di Arianna" che questa rete rappresenta ti trattiene un po' sempre "a casa".
Tuttavia mi accorgo dalla diversa illuminazione e dai miei fogli ammucchiati di lato sullo scrittoio che questa è proprio la mia postazione.
Non ho niente da raccontare sul mio breve viaggio: cose già dette altre volte, cose che contano e altre meno.
Non scriverò nemmeno dei treni, né dei colombi sui binari, né dei miei compagni di viaggio.
Voglio solo parlare d'autunno che là come qua mi prende i sensi e il cuore.
Ho ancora sulla pelle l'aria del mattino, di una giornata così calda da sembrare estate se non fosse che il sole ha una luce diversa e che ogni tanto all'ombra ti stringi addosso il golf leggero.
Quanto rosso bruno intorno, di foglie, di tegole,di terra smossa.
Seguo dal finestrino i paesaggi così caldi e lucidi sotto le striature bianche del cielo e sento un immaginario profumo di dolci appena usciti dal forno.
Sì perché l'autunno sa di zuccheri e di tepore, avvicina e suscita sorrisi.
E sa di voci allegre e calde.
Mi sento impastoiata in un romanticismo svenevole che mi parte dallo stomaco e mi arriva alla testa con uno sfinimento di desideri, di riposo, di abbandono.
E infatti piego la testa sulla spalla, mi appoggio alla spalliera e tento di dormire.
Non mi riesce mai in treno.
E men che meno oggi.
Passa il carrello dei giornali, poi quello del caffè.Bevo una sbobba che ha anche lei  il colore dell'autunno e mi pare quasi buona.
Potenza della suggestione.
Mi vedo nella penombra del "mio" bar, seguo i pensieri e il vapore della macchina dell'espresso.
Sì l'autunno prepara sempre tane e nidi e c'è bisogno di casa.

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