Paolo Conte - ELEGIA (Atlantic/Warner, 2004)

“Avevo una passione per la musica di ruggine…”: sorta di autoritratto con cui Paolo Conte apre Elegia, il suo nuovo album.
Esattamente un anno fa il cantautore milanese aveva affermato di aver esaurito l’elenco dell’immaginario del suo bestiario, e stando così le cose, tanto valeva continuare l’attività live e sospendere l’attività compositiva.
E invece, come uno scherzo del destino, eccolo ancora qui, ancora lui, a incantare con la sua poesia carica di ironia, di malinconia e spregiudicatezza.
La cosa che sorprende - in negativo – è rendersi conto di quanta poca attenzione goda Conte da parte del pubblico italico, sempre più interessato all’ascolto del tormentone di massa, sempre più navigante “nell’aurea mediocritas” del livello minimo di coscienza.
Ed è proprio di questo che Paolo Conte, così come Giorgio Gaber, ha parlato nel corso della sua carriera, nella sua musica.
Questo nuovo lavoro, autentico affresco di ironia e melanconia, colpisce con emozione, e coinvolge con lentezza...

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