Parabola Lavorativa – Nel 2010 la mancanza di meritocrazia mi ha reso disoccupato

Nel 2010, è finita la mia lunga esperienza in ambito pubblico.
Due giorni prima di liberare l'ufficio dalle mie cose sono stato insignito dell'ennesimo riconoscimento professionale, con una cerimonia pubblica, ricevendo pure i complimenti del politico di turno che, di fatto, mi stava buttando fuori.
In quell'occasione pronunciai un (inutile) discorso in cui denunciavo l'assurdità di quello che stava accadendo nell'ente pubblico per cui avevo lavorato tanti anni raccogliendo, avanzamenti di carriera, premi, riconoscimenti, attestazioni di stima e perfino titoli conferiti ad honorem da terze parti.
Non sono stato invidioso quando colleghi fannulloni guadagnavano molto più di me, non portando alcun risultato.
Mi ha amareggiato che abbiamo tutti fatto la stessa fine, indifferentemente: che si sia lavorato con dedizione, efficacia ed efficienza, che non si sia fatto nulla o, peggio, solo pensato ai fatti propri, magari lucrandoci pure.
Avevo finalmente capito che il mio sogno giovanile senza meritocrazia si era finalmente avverato: in pubblica amministrazione la meritocrazia non conta ancora nulla.
 

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