Parlamento chiuso tre settimane per ferie. Il Partito Astensionista ringrazia

Camera e Senato chiudono per ferie tre settimane, come se per i parlamentari in questi giorni non ci fosse lavoro da fare.
Come le fabbriche quando non ci sono commesse.
O il bar sottocasa a corto di clientela.
Entrano a Palazzo Madama e Montecitorio e, anche se di primo pelo (elettorale), prendono subiti i vecchi vizi.
Perfino i grillini, fustigatori dei costumi (altrui), non mi sembra abbiano opposto una strenua resistenza.
Alle ferie d'agosto nessuno intende rinunciare.
Ma mi spiegate perché mai in un momenti di emergenza, come sta attraversando l'Italia, i parlamentari devono privilegiare la propria villeggiatura alla possibilità di accelelrare l'approvazione di qualche legge importante? Una a caso, quella elettorale.
Non c'è un solo politico di qualunque partito che, intervistato, non ne chiede l'immediata modifica.
E allora che si aspetta? Prima il dovere poi il piacere, recita un vecchio adagio.
In attesa di rivedere completamente la normativa sul voto, perché non impegnare i prossimi giorni a dare al Paese la possibilità, all'occorrenza, di andare alle urne con una legge, magari non perfetta, ma neanche abominevole come l'attuale.
Basterebbe un voto delle Camere per abolire le norme ideate dallo statista Calderoli e tornare al Mattarellum.
Non era questa la "messa in sicurezza" che ha più volte invocato anche il presidente del consiglio Letta? Invece tutti in vacanza per tre settimane.
"Tre settimane da raccontare, agli amici tornando dal mare...", come cantava Fred Bongusto negli anni Sessanta.
Ma quelli erano gli anni del boom.
Difficile riconquistare la fiducia della gente con comportamenti così impopolari.
Fra l'altro in base a quale principio i parlamentari "al lavoro" dallo scorso aprile, cioè da appena quattro mesi, avrebbero maturato il diritto a tre settimane di ferie? Non ci vogliono approfondite analisi sociologiche per capire come mai ad ogni elezione il Partito Astensionista è sempre più forte.

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