Particelle elementari

    Particelle elementari   Un romanzo spigoloso e sorprendente oltre che ostico,  frammentario, a suo modo filosofico e apocalittico “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq, che leggo fuori tempo massimo, a distanza di dieci anni  dalla sua discussa pubblicazione, su segnalazione di un’amica di penna che lo indica tra i quindici libri più interessanti da lei letti fino ad ora.
Alcuni  avvertimenti per i potenziali lettori di questo libro.
In primo luogo si tratta di un romanzo-saggio in cui le parti narrative sono intrise di teorie filosofico-scientifiche inserite talvolta in modo artificioso, disomogeneo.
La seconda osservazione riguarda il fatto che il narratore è uomo di scienza uso ad una lingua fredda ed essenziale, che, in molti passaggi, oserei definire tecnica e dunque non pienamente gratificante per chi nella narrativa ricercasse la seduzione delle parole.
L'ultimo appunto è che lo scrittore, al seguito di uno dei suoi due protagonisti, Bruno, il sessuomane, esplora l’universo del piacere sessuale fine a se stesso, che esclude qualsivoglia processo di seduzione, ogni forma di passione e creatività per approdare “ad un’attività sessuale fantasmatica, assai insincera nel suo principio, in pratica ricalcata supinamente sulle scene dei porno alla moda”.
E qui è necessario dire qualcosa della vicenda che sta al centro del romanzo e che narra le vicissitudini  di due fratellastri, Bruno e Michel, figli di padri diversi, nati a due anni di distanza l’uno dall’altro ed accomunati dallo stesso destino di abbandono: La madre, la bella Janine,  inquieta, precoce, intelligente, giovane algerina figlia di francesi, trasferitasi a Parigi negli anni ’50  per laurearsi in medicina,  li affiderà entrambi ai nonni, l’uno a quelli materni, l’altro a quelli paterni, per  fuggire in California e abbandonarsi alla fascinazione  della cultura hippie del momento e ad amori effimeri ed occasionali.
Il vuoto affettivo causato dall’assenza dei genitori produce, nei due ragazzi, effetti diametralmente opposti: Michel cresce anaffettivo, incapace di dare e ricevere amore, algido come la scienza a cui dedicherà la sua esistenza nel tentativo ossessivo di concretizzare il suo progetto di clonazione degli esseri umani quasi a voler rendere freddo, asettico e vuoto di sentimento anche  l’atto stesso della riproduzione.
Bruno, al contrario, esprimerà  un esasperato bisogno d’amore che  si tradurrà in una vera e propria  ricerca  maniacale del sesso, disperata quanto paranoica.
Due [...]

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