Pasqua in treno: storie di ordinaria umanità

Vado a trovare, per Pasqua, mia sorella che abita in Abruzzo.
Praticamente si tratta di un fine settimana in treno: venerdì andata e martedì ritorno totale quasi dieci ore.Il tragitto tra Firenze e Bologna in eurostar non comporta problemi, è la tratta da Bologna in giù, sia all'andata che al ritorno che mi obbliga, me come tanti altri, a viaggiare scomodamente in piedi per ore.
Sarà un luogo comune, ma la fatica genera solidarietà e quindi faccio un po' di conoscenze con persone ognuna con la sua storia.
Un ragazzo marchigiano che si perfeziona a Carrara in scultura, una ragazza pugliese che fa un master in Friuli, un milanese informatico con famiglia nelle Marche, un ragazzo che studia all'Istituto Aeronautico a Forlì, un operaio di origine salernitana che vive a Rimini, ma lavora a Padova: c'è di tutto.Come, ad esempio, quel ragazzo pugliese che si chiude in bagno per mezz'ora e poi si lamenta se qualcuno vuole entrare perché ha bisogno:"Eh, ma qui non c'è posto dove devo stare io?", un altro preferisce stare all'interno del passaggio di intercomunicazione tra vagone e vagone con il suo I-pod e le sigarette.
I tre operai che nonostante il posto a sedere se ne stanno in piedi a chiacchierare di lavoro per mezzora ed occupano il già poco spazio di cui godiamo (?) in quattro nell'antivano della carrozza, il tizio piccoletto che sale ad Ancona con tre valigioni e deve raggiungere Taranto, ma non si capisce come farà a fare il cambio a Bari.
Io dico: "Magari a Bari hanno i carrelli".
Quello mi guarda come se fossi pazzo e biascica: "Ma ci sono le scale del sottopassaggio...".Come se non bastasse alla stazione di partenza del mio ritorno non riesco neanche ad entrare fisicamente nell'intercity che dovevo prendere.
Aspetto altri quaranta minuti e ne passa un altro e per fortuna nell'ultimo vagone c'è un po' di spazio: non mi sembra vero.
Guardo indietro le rotaie che fuggono da me velocemente: un orizzonte non comune.Quando arrivo a Bologna chiaramente ho perso il mio eurostar.
Salgo sul primo successivo e vado a cercare il capotreno per non avere problemi di multe o sovrapprezzo.
Faccio tutto il treno e lo raggiungo, gli spiego che il treno utile per la coincidenza a Bologna era sovraffollato e non sono riuscito a montare.
Mi guarda, che so, con un po' di disprezzo.
Alza il mento e mi fa: "Vabbé".
Tu guarda, anche lo sguardo di sufficienza del ferroviere in questa giornata campale: e che cazzo!  

Leggi tutto l'articolo