Passeggiata iglesiente sottobraccio a Grazia Sanna Serra

  Quando poco più di dieci anni fa, con un certo ritardo, lessi per la prima volta i romanzi di Grazia Sanna Serra rimasi colpito e affascinato dall’efficacia con la quale la scrittrice era riuscita a raccontare Iglesias.
Pur così diversi tra loro per i temi trattati, per la collocazione cronologica degli eventi narrati e per lo stile di scrittura e il linguaggio adottati, I sudditi del dio rosso e Tutto un mondo all’obiettivo sono, infatti, due opere accomunate da un dato essenziale: ambedue fanno della nostra città il vero tema portante delle rispettive storie.
Per Grazia Sanna, infatti, in entrambi i libri, la trama sembra essere quasi un semplice pretesto.
Insieme all’inchiostro ciò che le scorre nella penna è l’urgenza di creare un affresco iglesiente, di svelare nel fluire delle pagine l’anima più viva e profonda di Iglesias e dei suoi abitanti.
Lo si capisce una volta arrivati all’ultima pagina, quando tutti e due i romanzi si palesano come testi fortemente evocativi di luoghi e tempi iglesienti che appartengono ad epoche lontane e verso le quali l’autrice nutre evidente nostalgia.
In fondo, a noi come lettori de I sudditi del dio rosso ciò che importa sapere non è se la storia d’amore tra i due protagonisti avrà un futuro, se dunque Arega Contu perdonerà mai Laou Defraia per i suoi vizi e la sua violenza, o se il servo Generosu riuscirà finalmente ad affrancarsi dalla padrona e a vivere la sua vita in amicizia col suo amico Tuninè.
Allo stesso modo avviene per il lungo racconto d’ambientazione familiare Tutto un mondo all’obiettivo, dove addirittura le divertenti vicende di casa Sanna non imbastiscono una trama nel senso classico del termine.
In questo caso, infatti, il libro non racconta neppure una vicenda che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine: si tratta invece di una raccolta di faits divers, di accadimenti minimi e minimalisti, un interno borghese degli anni Venti, tenuto insieme dalla felice trovata della rievocazione impressionista innescata nell’autrice dalla rassegna di vecchie foto di famiglia.
Invece, in tutti e due i libri, quello che resta indelebile è il ritratto di Iglesias, e il modo in cui Grazia Sanna ce ne parla: con amore, rabbia, ironia e dolcezza.
Nelle sue pagine la scrittrice è artefice di una poetica dello sguardo personalissima.
Riesce a raccontare la città muovendosi negli spazi che corrono tra storia e invenzione, tra cronaca e letteratura.
Grazia Sanna oscilla continuamente tra questi due poli, attingendo al vero ma reinterpretandolo [...]

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