Per la cessione la pista araba resta in pole.

Unicredit mantiene la segretezza sulle trattative che nei prossimi mesi (settimane?) porteranno il club giallorosso verso un nuovo proprietario.
Ma ieri sono arrivate ulteriori conferme sulla riunione di martedì nella Capitale in un lussuoso albergo romano, alla quale hanno partecipato dirigenti di alto livello della banca e i rappresentanti del fondo sovrano saudita.
La famiglia reale dell'Arabia è entrata nella corsa al «trono» romanista.
E deve già guardarsi alle spalle: negli ultimi giorni si sarebbe mosso anche il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, uno dei principali azionisti di Unicredit.
Due concorrenti che hanno tutto per trasformare in realtà i sogni dei tifosi: disponibilità economica illimitata e vastissimo raggio d'azione senza limiti.
Insomma il lavoro dell'advisor Rothschild è già iniziato, ancor prima di avere in mano il mandato a vendere il club che sarà una delle conseguenze dell'accordo raggiunto dalla banca e Italpetroli sulle cessioni degli asset: l'iter legale si dovrebbe concludere entro luglio.
La prossima udienza dell'arbitrato è fissata per il 26 e il presidente Ruperto ha chiesto agli avvocati delle due parti di accelerare il lavoro.
È corsa contro il tempo: c'è il rischio che l'arbitrato si chiuda ufficialmente solo a settembre, ma senza pregiudicare l'intesa già firmata tra i Sensi e Unicredit.
Impossibile al momento stabilire una tempistica per la vendita della Roma.
Unicredit non si è data un termine e sceglierà un acquirente pronto a presentare un progetto serio, con investimenti già programmati per il rafforzamento della squadra.
Si guarda soprattutto all'estero e per il momento la candidatura del gruppo Angelucci viene tenuta in secondo piano nonostante i suoi contatti avviati con Rothschild.
Il sindaco Alemanno ha richiamato alle «armi» gli imprenditori romani, mesi fa verificò in prima persona le intenzioni di Francesco Angelini, ma la banca ritiene di poter comunque operare in piena autonomia.
Perché non crederci?

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